Ricordi

Una sottile coltre di fumo inonda il salone della vecchia taverna del paese. Io sono qui, come ogni sera da ormai tanti anni, con il bicchiere ancora pieno e gli occhi rossi per la stanchezza e per il dolore. Non piango più ormai.

Sento dietro di me le allegre canzoni che appaiono come un macabro requiem per le mie orecchie. Il suono dell’organetto e del violino accompagnano i miei pensieri questa sera. È una sera di festa, ma non per me. Intorno a me vedo uomini ubriachi che poi se ne torneranno barcollando a casa accompagnati da un forte mal di testa. Ma loro troveranno qualcuno ad aspettarli a letto, perché il destino è stato benevolo con loro. Io invece tornerò nel mio tugurio dove solo i pochi topi che si sono salvati dalle trappole verranno a farmi compagnia. Non c’è stato nessuno a tenermi accesa la stufa stasera per farmi trovare un po’ di calore al mio ritorno. Le vecchie coperte tarlate saranno l’unico caldo abbraccio che riceverò stanotte. Ma non è per questo che non festeggio. Solitamente cerco compagnia nel vino e nell’assenzio, nella birra e nella grappa, e ne trovo tanta. Solitamente canto e ballo con i miei compagni di bevute. “Solitamente”, ma non oggi.

Decido di finire l’assenzio che ancora mi rimane da bere e me ne vado.

Fuori l’atmosfera non cambia. Il fumo si tramuta in nebbia e la musica passa attraverso i vetri appannati e continua a seguirmi anche per strada. È una serata strana. Capita ogni tanto di sentire, di percepire, qualcosa nel vento e nell’aria, nel tetro canto degli uccelli notturni, nelle finestre che sbattono. Questa è una di quelle sere.

Mi si gelano le ossa, colgo ogni singolo attimo del mi cammino verso casa. Il fumo che esce dalla mia bocca e sale verso il cielo mi spinge a guardare in alto, dove le stelle si nascondono stasera. Anche se la luna si affaccia timida da dietro le nuvole lontane. Non sono avvezzo alle romanticherie, ma che Dio mi maledica, non ho mai notato quanto sia bella. Sono sempre stato troppo impegnato a guardare dove stavo andando e purtroppo da dove stavo venendo, senza vedere che cosa avevo intorno.

Sento ora sovrastare i miei passi sulla strada dalle grida e dalle risate della casa di Madame Justine. Quante notti ho buttato tra le braccia delle sue sgualdrine. Francesi, svedesi, spagnole, egiziane…tutte le ho provate per poter immaginare come sarebbe stato il dolce abbraccio della donna che mi era promessa sposa e che non ho mai conosciuto. Inutile spreco di tempo e di denaro. Soddisfazione della carne ma non dello spirito. Perché il tuo abbraccio non ho mai potuto assaporare e non c’è donna al mondo che me lo possa restituire.

Tu che non hai conosciuto uomo per me, sei salita in cielo come un angelo immacolato agli occhi di Dio. Mia dolce sposa.

Ma questa sera non mi fermerò. Il mio spirito oggi vince sulla corrompibile carne.

Un ubriaco barcolla dall’altra parte della strada, sta piangendo. Forse anche lui ha qualche dispiacere da affogare. Mi rispecchio in lui. Riesco a coglierne la tenerezza e ne capisco il dolore, anche se…solo ora capisco l’inutilità di quello che sta facendo. Nessun bicchiere ti restituirà la pace, amico mio, nessuno ti potrà restituire quello di cui il fato ti ha ingiustamente privato. Segui la via della redenzione e cerca un nuovo modo per continuare. Non gettare anni al vento come ho fatto io. Sei giovane, puoi ancora fare quello che io ho sempre avuto paura di fare: ricominciare. Sì, da capo, come se fosse una vita nuova. Una nuova compagna, un nuovo lavoro e una nuova casa. Proprio così. Ma non è quello che vuoi, vero? Non si può dimenticare quello che si è amato un giorno e che ci è stato prematuramente strappato.

Questa sera è strana. Sempre di più.

La nebbia si sta facendo più fitta, si sta facendo tardi. Ma domani è domenica e potrò riposare. Magari la dolce Morte potrebbe venirmi a cercare. Divina speranza! Niente più inutili sofferenze, incontrerò la mia dolce Anastasia nei cieli e anche se dovessi attraversare tutti i gironi dell’inferno la troverò.

Ma non posso farmi illusioni, la Morte è forse più perversa e malvagia di qualsiasi altra entità divina. Ti coglie di sorpresa quando non la desideri e ti fugge quando la insegui…maledetta e sadica Tu sei!

Ma questo è quanto. Ora che mi sono lasciato alle spalle il povero bevitore, il bordello e la taverna, la strada di casa è sempre più vicina. Praticamente sono nel centro del paese, dove i vicoli si moltiplicano.

Saluto la piazza, saluto la notte ed entro in casa.

Tutto è dove lo avevo lasciato prima di uscire. Nulla cambia. Forse domani sera, tornando all’osteria, qualcosa succederà. Forse.

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