Paura di tutti, rispetto per nessuno

“Voi giovani avete due grandi problemi. Uno si chiama rispetto. L’altro paura.”
Il Circolo è un vulcano di Nazionali e un fiume di Tassoni.
“Avete mai letto qualcosa di Sensolini?”
Quelli scuotono la testa. Uno, il più sveglio tra quei gotici da neoliscio, risponde.
“Non è quel finocchio che scrive hardmony? Dicono che con quel Mazza sia tipo una coppia di fatto.”
L’uomo sposta la visiera del cappellino. Lo stemma dei Vigili del Napalm risplende sotto le luci bianche al neon. Il volto segnato come quello di tanti reduci del Corpo.
“Lui, ma questo lo ha detto prima, quando faceva il ghostwriter per Young Signorino.”
Beve un sorso di tassoni e affonda le dita sporche-che-non-si-possono-pulire nel vasetto di pistacchi. Inspira profondamente, gustandosi il cancro che lentamente si impadronisce dei suoi polmoni.
“Stavo dicendo. Sensolini diceva sempre: paura di tutti, rispetto per nessuno.”
Quei ragazzetti ridono, mentre si mettono smalto nero a vicenda.
“Vez, mi sa che ti sei rincoglionito, sarà il contrario.”
Ridono con quelle facce inondate da un bukkake di mayo. L’uomo ha le rughe severe di chi ha visto gli abomini della Riviera, non scherza più da tempo. Continua come se non avesse sentito.
“Paura di tutti. Partite dal presupposto che gli altri cercheranno di fregarvi. Colleghi, amici, parenti. Soprattutto quelli. Proveranno a farvi fuori, a incolparvi di cose che non avete fatto. Sarà la paura a salvarvi. La tensione della bestia braccata. Il nostro motto recita che ‘il pompiere paura non ne ha’. Ma ne abbiamo sempre, molta. Lo facciamo per voi che vi gustate il Grande Macello su Tele Sanpietro senza preoccupazioni. Un conto è conoscere la paura, un altro è essere codardi.”
Ha la loro attenzione.
“Secondo: rispetto per nessuno. Il rispetto, figli miei, va guadagnato. Sono stato trent’anni nel corpo dei Vigili del Napalm, sezione di Pesaro e Urbino. Carrista. Sapete quanta merda ho ricacciato in mare? Quanto fuoco ho respirato? Dal porto canale fino a Fano, dal ghetto di Baia Flaminia alla caserma di Palazzo Ducale. Ma non per la Madre Patria. Non per i Rossi che ci hanno tradito attraverso una tessera soci. Neanche per il Resuscitato. L’ho fatto per il rispetto. E voi mi guardate con quegli occhi gonfi di mutagene e latte materno e vedete un vecchio pazzo. Rispettiamo solo i pompieri. Una volta veniva cantato per strada. Contro i Gendarmi, contro i Rinati. Ora è vuota. Io non vi rispetto, perché nessuno rispetta me o nessun altro.”
Quello furbo guarda gli altri, tira una svampata alle liquirizia e poi riprende.
“Vez, noi rispettiamo i Vigili del Napalm. Siete degli eroi. Senza di voi saremmo perduti.”
L’uomo si alza. Lo chiamano vecchio, ma non ha più di cinquant’anni. Grosso è grosso. Sporco per l’eternità. Occhi di cristallo per l’esposizione diretta al mutagene. Si avvicina al ragazzino.
“Te, an t’ha capìt un caz.”
Bestemmia e esce dal Circolo. Quelli rimangono in silenzio, allibiti e confusi nei loro completi neri traslucidi.
Fuori, intanto, un Canadair traccia la sua scia nel cielo corrusco di un tramonto infuocato.

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