Nella Valle di Ampoiului

In quei giorni mi trovavo sui Monti Apuseni, nella mia lunga ricerca sulle tradizioni e sul folklore della Transilvania. Stavo percorrendo la Valea Ampoiului, in direzione di Zlatna. Il clima dei Carpazi occidentali, in estate, è gradevole durante il giorno ma abbastanza rigido, per chi non è abituato, la notte.

Per questo decisi di non aspettare il tramonto e mi fermai in una locanda, per riposarmi e rifocillarmi. Nel mio rumeno non proprio eccellente, dissi alla locandiera, una paffuta signora molto simpatica, che mi trovavo in Transilvania per una ricerca sul folklore, in particolare sulla musica e la danza popolare. Casualmente, in un villaggio a pochi chilometri di distanza da dove mi trovavo, si stava festeggiando una ricorrenza e, mi disse, forse sarei riuscito a filmare qualche ballo tradizionale. Il marito, un corpulento omone abituato a lavorare nei campi, si propose anche di accompagnarmi. Un’occasione che non potevo farmi sfuggire.

Camminammo per un po’ di tempo sul terreno pianeggiante. L’uomo sorreggeva la lanterna, che non sarebbe neanche servita, perché una grande luna piena ci osservava dall’alto. Arrivammo nel vicino villaggio, il classico agglomerato rurale della Transilvania. Furono tutti molto ospitali con me, mi offrirono da bere, da mangiare e mi lasciarono una sedia di paglia in prima fila, a fianco degli anziani del paese che non potevano più ballare, per osservare e prendere appunti.

Ad un certo punto della serata, quando i balli iniziarono a ripetersi e cominciai a capire la struttura e i passi, chiesi di poter partecipare attivamente ad una delle danze, seguendo l’idea di Malinowski e dell’approccio etnografico . Apparteneva alle cosiddette Haţegana ed aveva una struttura nuova, vista solamente in questa valle di Ampoiului.

Mi aspettavo, come al solito, che uno degli uomini del villaggio mi indicasse sua figlia o sua moglie per il ballo. Una sorta di autorizzazione, se così vogliamo chiamarla. Invece mi sentii afferrare la mano destra da una ragazza, giovane e bellissima. Mi ricordo che era molto alta, quasi quanto me. I suoi capelli erano corvini e i suoi occhi di un azzurro chiaro, simile al ghiaccio.

La cinsi nella strana presa della danza, con la mano sinistra sulla sua schiena e reggendo con la destra, al contrario delle classica impostazione del centro Europa. Non l’avevo notata durante la serata e mi chiesi come avevo potuto essere così distratto. Non avevo mai visto una ragazza così bella, ma allo stesso tempo così fredda. I suoi occhi, non dimenticherò mai quel torrente in piena in cui mi persi, durante quel ballo. L’orchestrina iniziò a suonare e mi persi completamente tenendola tra le braccia. Mentre giravamo sul nostro asse, era come se volasse per quanto era leggera.

Quando la danza arrivava alla parte più movimentata, dove si sbattevano i piedi a terra, non riuscivo neanche a sentire il rumore delle suole delle sue scarpe sul pavimento, per quanto era aggraziata nei passi. Il sangue dentro al corpo mi ribolliva, avrei voluto stringerla a me in un abbraccio infinito, ma il mio ruolo di antropologo mi imponeva di seguire le rigide regole della coreografia.

Non so quanti minuti durò la danza, mi sembrarono ore, perse nei suoi occhi e sentendo la sua figura tra le braccia. Sudavo copiosamente, mentre lei, nonostante i pesanti vestiti tradizionali, sembrava non subire né fatica né il caldo crescente. In effetti, mentre progrediva la figura, sentivo che la differenza tra la mia mano calda e la sua era sempre più evidente. Era e continuava ad essere di un freddo gelido.

Quando la danza finì, mi girai verso l’orchestrina per un attimo, per applaudire, come fecero tutti gli altri ballerini. Ma quando mi voltai di nuovo, per rivolgere la parola alla ragazza di ghiaccio, lei era sparita. Chiesi per tutta la serata dove fosse finita, ma nessuno mi seppe rispondere, nessuno l’aveva notata durante la serata. L’uomo che mi aveva accompagnato, invece, era abbastanza nervoso e mi chiese di tornare subito alla locanda.

Mi addormentai in un sonno profondo. Ricordo che la sognai, per tutta la notte, con una travolgente passione la facevo mia, stringevo il suo freddo corpo tra le mie braccia e baciavo con ardore le sue labbra, in un gelido susseguirsi di sguardi e carezze.

Il mattino mi svegliai che era già giorno. Mi preparai per il viaggio e scesi al piano di sotto, dove mi aspettavo di trovare qualcosa per la colazione. Scesi le scale di legno e trovai la locandiera con il viso segnato dalle occhiaie, come per una lunga notte insonne. Lo stesso aspetto aveva sua marito. Chiesi loro la colazione e mi servirono in silenzio, con dei modi molto differenti da quelli ospitali del giorno precedente.

Come se niente fosse, provai a improntare la conversazione sul ballo e sulla serata precedente, ma vidi che il loro viso si faceva ancora più cupo e il loro sguardo sempre più terrorizzato. Quando arrivai a descrivere la ragazza con cui avevo ballato, mi tornarono in mente le sensazioni provate durante la danza e quelle provate durante la notte nei miei vaneggiamenti onirici. Annunciai l’intenzione di tornare al villaggio della festa per cercarla, perché mi aveva colpito molto.

A quel punto parlò la locandiera. Ancora ho dei dubbi su quello che mi disse, ma decisi di proseguire per la mia strada, nonostante lo scetticismo. Mi disse che non avrei dovuto incontrare mai più quella donna, che già mi aveva corrotto con il suo potere. Mi disse che i sogni a volte sono più reali di quello che crediamo, se indotti da forze che non comprendiamo. Cercai di ribattere, ma non me lo permise. Mi reputo un individuo razionale e sono consapevole che, talvolta, le credenze popolari possano influenzare il giudizio. Ma quando mi disse quella parola, un brivido mi percorse la schiena: “strigoi”.

Non volli crederle, ma proseguii comunque lungo la mia strada, verso Zlatna. Ancora oggi, dopo tanti anni, mi chiedo cosa sarebbe successo se fossi andato alla ricerca della incantevole ragazza dagli occhi di ghiaccio. Ma ogni tanto, il dubbio mi assale e ricordo la parola pronunciata da quella grassa e spaventata locandiera: strigoi o, come lo chiamiamo in occidente, un vampiro.

Quando la luna è piena, ancora sogno i suoi occhi, le sue labbra e i suoi capelli. Lei è ancora come la ricordo, bella e terribile. Mentre io, sono sempre più vecchio, debole e ricco di dubbi.

Nessun commento finora.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Top