Le creature della Val di Fassa

Come già anticipato nell’introduzione de “I Racconti della Stua“, l’interesse per le creature fantastiche della Val di Fassa è nato dopo la visita al Museo Ladino di Vigo di Fassa e, in particolare, dopo la lettura degli scritti di Hugo de Rossi di S. Giuliana nella versione italiana curata da Ulrike Kindl per l’Istitut Cultural Ladin “majon di fašegn” che ho trovato nel fornitissimo book shop del museo intitolato “Fiabe e Leggende della Val di Fassa – I Parte”.

Da esso sono partito per individuare degli elementi comuni che sono andati a definire, almeno nella mia opera, le caratteristiche principali di vivane, bregostane e salvan.

Le vivane

Aspetto e caratteristiche

Le vivane sono bellissime donne dai corpi leggeri, quasi trasparenti[1], che vivranno fino alla fine del mondo. Solitamente esse sono ben disposte nei confronti degli uomini e cercano di aiutarli come possono, come ad esempio suggerendo il momento buono per seminare[2] o consigliando le donne per avere un bucato perfetto. Predicono il futuro e sono in grado di dialogare con le civette, dalle quali apprendono notizie da tutto il mondo.[3]

Nonostante siano descritte come molto buone e senza una religione, esse erano costrette a a vivere isolate dalla popolazione umana[4]. Curiosamente, allattano i loro bambini fino all’età di cinque anni.[5]

Se vengono scacciate e non viene dato loro da mangiare, chi non le accoglie può essere vittima dei più svariati incantesimi, per i quali esistono numerose “pratiche” per esorcizzarli e annullarne gli effetti.[6]

Dove vivono le vivane

Le vivane abitano nei boschi, spesso vicine ai ruscelli. Costruiscono anche delle grotte nella roccia[7] rivestite all’interno con tronchi d’albero sgrossati e con una grossa pietra come focolare[8]. Talvolta esse vivono sotto il letto di un fiume in sale ricoperte di pietre preziose.[9]

Si recano però, in occasioni speciali, anche nei villaggi per ballare fino all’alba con i giovanotti del paese, portandosi con sé una manciata di “biscòt” (cioè foglie di rape bianche tagliate a fette e fatte scottare nell’acqua bollente, poi fermentate in tini come si fa con i crauti).[10] Si nutrono principalmente di rape, spinaci-fragola, giovani piante di linaria e altre erbe o bacche selvatiche.[11]

Aneddoti sulle vivane

Nella fiaba “Cianbolpin[12] la vivana Donna Kenina regala un anello al giovane pastore. Se il ragazzo lo gira sul dito viene trasportato nel luogo che desidera, se lo toglie dal dito e lo fa rotolare nel pavimento l’anello stesso avrebbe ritrovato la vivana.

In uno dei tanti racconti in cui le vivane sono protagoniste, si narra anche di una battaglia tra i Trevisani e una particolare alleanza composta da Fassani e vivane. Per festeggiare la vittoria i Fassani organizzarono con le vivane i festeggiamenti dove si ballò e si fecero delle vere e proprie orge per le quali i Fassani furono severamente puniti con violenti temporali. Il luogo del festeggiamento è chiamanto “Pian del Bal” e si trova sopra la Val Trevisana, dove si è invece svolta la battaglia.[13]

Un elemento comune nelle storie dedicate alle vivane è la grande conoscenza in merito al bucato: esse infatti erano invidiate dalle Fassane per la loro capacità di preparare una speciale lisciva che rendeva i panni bianchi come la neve. Esse erano solite stendere i fili per il bucato tra uno spuntone di roccia e l’altro, librandosi in aria. Si avvicinano in caso di necessità anche alle case: non venivano però fatte entrare e ricevevano qualcosa attraverso piccoli fori (detti “portelle delle vivane”) intagliato tra le imposte di legno delle finestre[14].

Esistono poi diverse storie nelle quali le vivane rimangono a vivere con dei contadini a volte come serve[15] o come mogli[16], dando poi nome di “Vivan” al maso in cui si stabilivano.

 

Il salvan

Aspetto e caratteristiche

Il salvan è un uomo selvaggio completamente coperto di peli, nero, con la barba lunga fino alle ginocchia. Porta sempre una giacca e pantaloni di corteccia di speronella e al posto dei bottoni ha pigne di abete rosso. Ha un mantello di barba d’albero e i suoi calzini sono intessuti con piante rampicanti. Inoltre porta un cappello a larghe tese fatto di erbe e ornato con pigne e rami.[17]

Aneddoti sul salvan

Si presenta solitamente all’ora di cena e chiede ai proprietari se si è avuta una buona annata. Se la risposta è positiva allora dice “Allora mangiate pure bene e molto”; in caso contrario replica: “Allora dovete mangiar male e adagio”. Poi chiedeva un regalo e se ne tornava nel bosco.[18]

 

Le bregostane

Aspetto e caratteristiche

Le bregostane sono donne cattive, selvagge e predatrici con il corpo coperto di peli. Vivono nella solitudine tra le rocce, in caverne o nei boschi. Cercano soprattutto dei bambini da rapire, ma sono pericolose anche per gli adulti. Per difendersi era necessario montare inferriate alle finestre, in particolare dal suono dell’Ave Maria serale fino a quella del mattino. I loro nemici per eccellenza sono i cani[19], che le spaventano a morte[20] o, quando ci riescono, le uccidono con le loro zanne [21].

Esse tendono delle trappole alle persone per cui provano invidia, cercando di uccidere gli adulti e portarsi via i bambini. Solitamente per uscire dalla situazione di pericolo, i malcapitati devono dire di chiamarsi “Io Stesso”, così se fanno del male alla bregostana e lei dovesse chiedere aiuto alle sue sorelle, esse non capiranno chi o cosa le abbia ferite.[22]

Esistono anche dei maschi, i bregostegn, con le stesse caratteristiche della controparte femminile, ma sono meno presenti nei racconti.[23]

Le bregostane e i bambini

Come già accennato, hanno una particolare “predilezione” verso i più piccoli: si divertono a scambiare i bambini e a mangiarli dopo averli fatti a pezzi, in particolare adorano gli intestini e i loro contenuti.[24]

Numerose le storie che affrontano l’argomento, come quella del bambino di un anno rapito al maso “Saližei” e sostituito con un essere ripugnante, coperto di peli e dalla testa enorme (un piccolo bregostan). La bregostana, in questo caso, acconsente al ritorno del piccolo dopo che la madre del bimbo rapito aveva picchiato con una bacchetta il bregostan e concesso un cesto d’uva alla bregostana.[25]

Se riescono però nel loro intento, cioè rapire un bambino per divorarlo, di essi non rimane che alcuni brandelli di stoffa insanguinate tra le rocce[26].


[1]“Le vivane e la figliastra” (H. de Rossi, Fiabe e Leggende della Val di Fassa – Parte 1, Vigo di Fassa, 1984, pp. 58)

[2]“Un ricco raccolto” (Ibidem, pp. 165)

[3]“Qualcosa a proposito delle vivane” (Ibidem, pp. 145)

[4]“Ancora qualcosa a proposito delle vivane” (Ibidem, pp. 146)

[5]“Ancora qualcosa a proposito delle vivane” (Ibidem, pp. 146)

[6]“La vivana scacciata” (Ibidem, pp. 154-156)

[7]“Qualcosa a proposito delle vivane” (Ibidem, pp. 145)

[8]“Ancora qualcosa a proposito delle vivane” (Ibidem, pp. 146)

[9]“Le vivane e la figliastra” (Ibidem, pp. 58-59)

[10]“Qualcosa a proposito delle vivane” (Ibidem, pp. 145)

[11]“Ancora qualcosa a proposito delle vivane” (Ibidem, pp. 146)

[12]“Cianbolpin” (Ibidem, pp. 30)

[13]“La battaglia fra i Trevisani e le vivane” (Ibidem, pp. 91)

[14]“Ancora qualcosa a proposito delle vivane” (Ibidem, pp. 146)

[15]“Taratà e Taraton” (Ibidem, pp. 161-162)

[16]“Il maso ‘Vivan” a Mazzin” (Ibidem, pp. 163)

[17]“A proposito del salvan” (Ibidem, pp. 134)

[18]“A proposito del salvan” (Ibidem, pp. 134)

[19]“La bregostana mangia gli intestini” (Ibidem, pp. 177)

[20]“A proposito delle bregostane” (Ibidem, pp. 171)

[21]“La bregostana e la pastorella” (Ibidem, pp. 173)

[22]“Le perfide bregostane” (Ibidem, pp. 183-184)

[23]“A proposito delle bregostane” (Ibidem, pp. 171)

[24]“A proposito delle bregostane” (Ibidem, pp. 171)

[25]“La bregostana che rapì un bambino” (Ibidem, pp. 180)

[26]“Le bregostane rapiscono un bambino” (Ibidem, pp. 189-190)

Nessun commento finora.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Top