La Setta

A volte penso a quei giorni come ad un brutto sogno, soprattutto in giornate come questa, in cui vedo Anna seduta sul tappeto del soggiorno a giocare le nostre due figlie. Ride, con gli occhi pieni di amore per la vita. Non dimenticherò mai quel giorno e non voglio che accada qualcosa, oggi, alle persone che amo.

Ci siamo fidanzati, se a quell’età ci si può considerare tali, che eravamo poco più che adolescenti. La nostra vita era quella di ogni ragazzo della nostra età: ogni mattina a scuola, al pomeriggio la nostra vita insieme, fatta di tenerezza e scoperta del mondo. Io sono un anno più grande di lei, infatti ricordo che avevo appena iniziato l’Università il giorno in cui lei compì diciotto anni.

In realtà tutto ebbe inizio qualche settimana prima del suo compleanno. Io ero preso dalle lezioni e dalla preparazione degli esami, all’inizio di non mi accorsi che il suo umore era cambiato. Non sorrideva più come un tempo, la sua allegria era sparita. Ammetto che, mea culpa, non feci niente per migliorare la situazione: ero stressato per la sessione estiva d’esame e litigavamo spesso. Nel frattempo, però, non mi ero dimenticato del suo compleanno e avevo pensato di organizzare per lei una festa a sorpresa con i nostri amici più cari e le avevo comprato un anello con brillante, spendendo tutto quello che avevo guadagnato dando una mano ai miei genitori nel bar di famiglia durante il weekend.

Il giorno del suo compleanno mi presentai a casa sua con l’intenzione di consegnarle il regalo e per passare una giornata insieme, visto che era un sabato. L’avrei portata a fare una bella passeggiata al mare, per poi portarla al ristorante, dove ci avrebbero atteso i nostri amici per la sorpresa. Invece la trovai in camera sua, in lacrime, con il viso arrossato contro i palmi delle sue mani.

Non voleva parlarmi, non voleva dirmi che cosa stesse succedendo. Dopo aver insistito un po’, mi raccontò questa storia vergognosa. Suo padre, che in città molti conoscono perché rinomato notaio, faceva parte di una Setta che esisteva in città da centinaia di anni e che si riuniva ogni settimana, il sabato notte, in uno degli edifici storici della città, una rocca abbandonata usata fino a qualche decina di anni fa come prigione. Mi disse che non sapeva esattamente cosa facessero, perché fino ai diciotto anni nessuno poteva entrare nella Setta, alla quale si veniva ammessi solo per legame di sangue.

Un figlio maschio, al compimento della maggiore età, veniva presentato al Consiglio, che decideva per lui una destinazione, un luogo dove andare a incontrare gli Idoli, le creature a cui la Setta offre i suoi sacrifici, in un’altra sede della organizzazione. In pratica un modo per suggellare alleanze tra le varie congregazioni. Il fratello maggiore di Anna era stato qualche giorno a Londra, per il suo diciottesimo compleanno. Con il senno di poi, capii che non era semplicemente stato a farsi una birra a Piccadilly Circus.

Per le figlie femmine, invece, la storia si fa più delicata. Infatti, siano maledetti quei bavosi figli di puttana, al compimento dei diciotto anni, tutte le figlie femmine dei membri della Setta avrebbero dovuto prestarsi ad un rito propiziatorio, una schifosa orgia con i membri del Consiglio, alla quale nessuno poteva assistere ma alla quale si racconta che l’Idolo si sarebbe manifestato e avrebbe partecipato alla “funzione”.

Quando sentii questa storia mi arrabbiai furiosamente e corsi verso il padre di Anna, urlandogli insulti irripetibili. Lui mi guardò con aria prima interrogativa, poi si rese conto che sapevo tutto. In quel momento vidi il suo cuore di genitore farsi in mille pezzi e cominciò a piangere. Passammo la giornata a parlare di una possibile soluzione, con Anna e sua madre che continuavano a piangere ininterrottamente. L’unica soluzione che ci venne in mente fu provare a corrompere un membro del Consiglio e fingere che Anna stesse per compiere diciannove anni, usando la parola del membro anziano come prova della nostra versione dei fatti. In questo modo, avremmo superati indenni la riunione che si sarebbe tenuta la sera stessa, dandoci tempo di scappare nel caso qualche altro membro decidesse di fare indagini più accurate.

Vidi il padre della mia fidanzata entrare in cucina e chiudere la porta. Attraverso la porta a vetri lo vidi arrabbiarsi e calmarsi diverse volte. Uscì e dichiarò che il patto era siglato. Chiesi di poter partecipare anche io, quella sera, alla riunione. All’inizio non approvò, ma la mia insistenza lo convinse a farmi indossare la cappa di suo figlio maggiore che era a Bologna quel fine settimana, nessuno avrebbe controllato.

Così, i miei piani di lunghe passeggiate e serata tra amici, si tramutò in un’attenta preparazione per l’incontro della Setta. Quello che sarebbe poi diventato mio suocero, il padre di Anna, mi istruì su tutto il rituale, mi spiegò quello che dovevo e che assolutamente non dovevo fare. Ero pronto ed ero disposto a tutto per difendere il mio amore.

Tra le lacrime, le consegnai il mio anello ad Anna, con la promessa che, un giorno, l’avrei sposata. Per nostra fortuna sono riuscito a mantenerla.

Arrivammo alla rocca in tarda serata, con l’auto dei genitori della mia fidanzata. Ci mettemmo in coda e feci tutto quello che mi era stato insegnato, lo stesso fece la mia compagna. Nascosti sotto le cappe, non potevano riconoscerci. Arrivati nella sala principale, cominciò il vero e proprio rituale, un lungo interminabile susseguirsi di frasi senza senso e di movimenti ritmici.

Ad un certo punto, il cerimoniere, un uomo che non riuscii a vedere mai in viso ma di cui non dimenticherò mai la voce, chiese a tutti i membri di presentare i nuovi adepti. In sostanza, come mi era stato spiegato, i ragazzi e le ragazze che compivano in quella settimana diciotto anni. Fu prima il turno dei maschi, a cui vennero assegnate le destinazioni più disparate in tutto il mondo, dalla Cina all’Africa, dall’Europa al Sud America.

Poi fu il turno delle ragazze. Si presentarono solamente due giovani. Vidi due membri del Consiglio far scivolare i loro mantelli a terra, rivelando i loro corpi nudi a tutta la Setta. Provai un forte senso di rabbia, perché pensai che anche la mia Anna sarebbe dovuta essere lì, mostrata a tutti. Mi accorsi che una delle due la conoscevo di vista, era la figlia del commercialista dei miei genitori, supposi che anche lui, che conoscevo da una vita, fosse tra i partecipanti alla funzione.

Vidi quei bastardi portarle in una stanza attigua, per compiere il Rito. Il Cerimoniere però fece una cosa che non mi aspettavo. In quel momento la sua voce si fece colma di rabbia e disse queste esatte parole, che sono fissate nella mia mente:

“Tra di noi c’è qualcuno che ha tradito il Consiglio delle Ombre, che ha insultato gli Idoli per una sua personale causa, negando la sua secondogenita per il sacro Rito della Fecondità. Per la colpa di suo padre, ella offrirà la sua vita per il perdono dei nostri antichi e benevoli protettori. Se questo non bastasse, un intruso è presente tra noi, portando il suo sangue impuro al cospetto della Setta e del Consiglio. Anche lui, deve morire. Prendeteli e consegnatemeli!”

In quel momento l’adrenalina e la forza di un ventenne si impadronì del mio corpo. Presi Anna per un braccio e la trascinai via. Ancora prima che il Cerimoniere finisse di parlare. Una folle corsa, lungo i corridoi. Una persona controllava la porta ed evidentemente, per nostra fortuna, non fu avvertita della presenza di noi intrusi. Colpii l’uomo con un pugno e lo vidi sbattere la testa contro lo stipite della porta. Questo ci dette il tempo di correre nel buio, di liberarci delle cappe e di fare un lungo tragitto a piedi per strade secondarie. Pensammo che non era il caso di andare a casa di Anna, che sarebbe stato troppo pericoloso, quindi andammo a casa mia.

Lì preparammo velocemente una valigia con le poche cose che riuscii a recuperare, presi l’auto dei miei genitori e lasciai un biglietto per loro, non li rividi mai più. Andammo alla stazione e salimmo sul primo treno, diretti verso una destinazione sconosciuta.

Da qui ha avuto inizio la nostra nuova vita: ci fermammo in una piccola cittadina, dove riuscimmo in qualche modo a cavarcela per qualche tempo soggiornando in un ostello. Usando dei telefoni pubblici, contattammo il padre di Anna che riuscì, nonostante il procedimento sia abbastanza complicato, ad ottenere per noi delle false identità e un fondo intestato a noi, con il quale ce la siamo cavata per un po’ di tempo. L’ultima volta che l’ho sentito al telefono, mi disse che temeva per la sua vita e che non aveva notizie da settimane di suo figlio maggiore. Dopo quella volta, non ci furono più contatti con lui, ignora di essere diventato nonno di due bellissime bambine.

Anna ha concluso gli studi l’anno successivo in un’altra scuola, mentre io ho cominciato a lavorare. Avevamo una casa in affitto e una vita nostra, lontana dalla minaccia della Setta. Ci i siamo fatti nuovi amici, che ignorano la nostra storia e abbiamo deciso di sposarci. In qualche modo ce l’abbiamo fatta.

Vi chiederete quindi perché sto scrivendo queste mie memorie. Ultimamente sto lavorando come cameriere in un ristorantino tipico della zona, niente di che, ma è comunque uno stipendio fisso e mi trovo molto bene con la famiglia che gestisce il locale. Una sera della settimana scorsa ho notato un paio di clienti, due uomini di mezza età, seduti in un tavolo. Entrambi erano ben vestiti ed eleganti, ma non fu quello a colpirmi. Fu il loro accento.

Erano palesemente della mia città o, almeno, della mia zona di provenienza. Cercai di mascherare la mia parlata imitando goffamente quella dei miei compaesani mentre li servivo. Furono molto educati e gentili ma qualcosa in loro mi ha infastidito. Ho dato la colpa alla paura, ai brutti ricordi. Ma cosa succederebbe se domani si presentassero delle persone incappucciate, a reclamare la mia vita e quella della mia Anna? Che ne sarebbe delle mie figlie? Anche loro, a diciotto anni, sarebbero state costrette a compiere il Rito? Sono pensieri che mi affliggono, mentre vedo i miei cari giocare spensierati in questa calda domenica estiva.

In garage, ho un fucile da caccia e un amico cacciatore mi ha insegnato ad usarlo. Ogni tanto mi chiedo se gli Idoli esistano veramente o se la Setta sia solo un gruppo di vecchi ricchi e depravati. Pensare che sono ovunque, in tutto il mondo, mi mette i brividi. Una notte ho sognato di essere di nuovo in quella sala, il mio spirito seguiva il Consiglio delle Ombre fino alla stanza attigua, dove le ragazze, nude, venivano legate ad una colonna. I vecchi depravati si spogliavano anch’essi, mettendo in mostra le pelli raggrinzite e cadenti. In quel momento, da un grande buco sul pavimento, si è sentito un forte rumore, come di una voce ancestrale, un boato simile a un tuono. Mentre una mano squamosa usciva dal foro, mi sono svegliato con un urlo che ha spaventato Anna. Un sogno talmente reale, da farmi dubitare della sua natura onirica.

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