La Dea degli Abissi

Eravamo a Malta già da qualche giorno e decisi di sfruttare l’occasione per immergermi. In tutte le guide turistiche avevo letto che una immersione all’alba al Blue Grotto era un’esperienza da non perdere. Quindi lasciai dormire mia moglie e miei due figli, caricai l’attrezzatura in auto e mi diressi verso il luogo prefissato per la mia escursione.

Con grande disappunto mi accorsi che già dalle prime ore del mattino, l’andirivieni di barchette che portavano i turisti alla Grotta era incessante. Se solo sapessero, quelle persone, cosa si nasconde sotto la dura terra, vicino a quelle acque. Decisi, malauguratamente, di prendere un’altra direzione. Una volta controllata e indossata l’attrezzatura, mi diressi verso nord lungo la costa.

Il giorno precedente avevamo portato i ragazzi a visitare l’area archeologica di Ħaġar Qim e Mnajdra, quindi sapevo all’incirca la direzione che stavo prendendo. Se non fosse stato così presto, forse, avrei incrociato altri sommozzatori. Ma ero solo, quella mattina.

Ad un certo punto non so cosa mi successe, i ricordi diventano offuscati. So che persi conoscenza e mi risvegliai su una delle barche utilizzate dai locali per le visite turistiche. L’uomo, un anziano senza denti e dalla pelle rovinata dal sole, non parlava inglese quindi non compresi affatto quello che mi disse. Mi resi conto, dal sole alto, che era quasi mezzogiorno.

Non volevo far preoccupare mia moglie, quindi tornato in auto le dissi che avevo perso la cognizione del tempo e che mi dispiaceva molto non essermi fatto sentire. Me la cavai così, anche se nel mio cuore regnavano le tenebre. Non mi era mai successa una cosa del genere, lì per lì pensai di aver avuto un malore ed ero più in ansia per la mia condizione fisica che per altri motivi. Passammo il pomeriggio come se non fosse successo nulla, passeggiando per il porto di Marsaxlokk. Sentivo sempre più grande il peso sul mio petto, come una grande angoscia che non accennava a diminuire.

Quella notte non riuscii a dormire. Continuavo a ripetermi che non dovevo preoccuparmi, che al ritorno a casa avrei fatto tutti gli accertamenti. Ma continuavo a sentire il dolore dentro la mia anima, come qualcosa di nascosto dentro di me. Come già accennato, il giorno successivo partimmo per La Valletta, per i classici giri di rito in città tra musei, chiese e palazzi storici.

Fu quel giorno che, all’improvviso, uno squarcio si aprì nella mia memoria. Eravamo nel Museo Archeologico Nazionale, quando in una bacheca la vidi. In quel momento un flash, l’immagine di una grotta sottomarina da cui vengo attirato, in qualche modo. Quella che potrebbe essere una donna, enorme, dalle forme tonde e materne, ma con un volto trasfigurato, simile a quello di un pesce, con branchie e grandi occhi fissi su di me, che mai battono. Ricordo, o forse sto sognando, una grande fuga. Sentii la sua voce, nella mia mente, che mi chiamava a sé. Voleva che tornassi da lei. In quel momento persi i sensi cadendo rovinosamente a terra, nel mezzo della sala del museo.

Mi svegliai qualche giorno dopo nell’ospedale di Sliema, legato al letto. Mia moglie aveva il volto solcato da un lungo pianto. I ragazzi erano nel corridoio e ogni tanto sentivo la loro voce mentre giocavano. Mi raccontò del mio svenimento e della corsa al pronto soccorso. Nel sonno gridai e mi dimenai, cercando di alzarmi per andarmene. Parlai e urlai, in una lingua che nessuno seppe tradurre, fino a che non mi svegliai come da un sonno senza sogni.

Sono passati tanti anni, non ho più avuto episodi di questo tipo. Ho smesso di immergermi, non per la paura di sentirmi male o di qualche incidente, ma perché sono convinto che quel sogno in realtà fosse un ricordo. Il mare nasconde qualcosa proveniente dal passato, che i nostri antenati conoscevano, tanto da riprodurli in statue e idoli, ora decapitati ed esposti in musei dietro bacheche di vetro, quasi a salvaguardare il nostro senno, raccontandoci che sono cose che appartengono solo al passato.

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