La baita nel bosco

Sabato 23 Febbraio, ore 19.00
Scrivo queste poche righe perché potrebbe essere l’ultima cosa che faccio. So che Loro stanno arrivando. Quando scopriranno che cosa ho fatto, mi verranno a cercare. Questa è la punizione, da cacciatore a preda.

Ho preso in affitto la baita in cui mi trovo in questo momento e dove, sono sicuro, troverete questa lettera insieme al mio corpo senza vita, per una semplice battuta di caccia. Un fine settimana nella natura con il mio cane Billo, un giovane setter pieno di vita. Povero cucciolo… cosa ti hanno fatto? Eravamo nel bosco, come tante altre volte, . Mi sono distratto solo un secondo e il povero Billo non rispondeva più al richiamo. L’ho cercato a lungo, minuti interminabili, fino a che l’ho visto.

Era alto come un bambino, con la pelle chiara ma ricoperta di qualcosa che assomiglia ai funghi e al muschio. Le mani avevano artigli come quelli di un orso, che spuntavano dalle masse verdastre. Lo vidi di spalle, piegato su quello che rimaneva del mio compagno di caccia. Ho sparato verso quella creatura, non sapendo esattamente cosa fosse. Quando è partito lo sparo, l’ho vista girarsi verso di me. Non dimenticherò mai i suoi occhi, rossi come il sangue che gli languiva un volto terribile. Se dovessi spiegarvelo, una letale miscela tra un felino ed un essere umano. Ma il suo corpo, nonostante la sua copertura, era decisamente umanoide.

Il colpo di fucile ha colpito quella cosa in pieno petto. La bestia si è accasciata e non ha messo più alcun rumore. E poi ho commesso un errore, che io sia maledetto! Invece di piangere il mio Billo e fuggire il prima possibile, sono tornato alla baita per chiamare i soccorsi ma la linea è staccata. Preso dalla frustrazione e dal dubbio, invece di salire in auto e scappare sono tornato nel bosco, con un sacco che uso per la selvaggina, per portare via il corpo. Lo so che è una cosa stupida, ma mi sento un’omicida. Non è umano, ma non è neanche un animale.

Per questo, indossando i guanti di gomma, l’ho trascinato dentro il sacco e me lo sono portato fino a qui. Ora siamo dentro la baita, io e la Cosa, sono chiuso a chiave e non so cosa fare. Ormai fuori è buio e sento dei rumori fuori dalla finestra. La suggestione mi sta facendo dei brutti scherzi. Ho difficoltà a proseguire questa cronaca, le mani cominciano a tremare. Ho sentito un colpo alla porta e poi un raschiare. Si è allontanato, qualunque cosa sia.

Sabato 23 Febbraio, ore 19.40
Riprendo a scrivere. Dopo aver sentito il rumore mi sono alzato e ho guardato fuori dalla finestra, che io sia maledetto! Ho visto qualcosa davanti alla porta ma il buio mi impediva di capire che cosa era. Ho imbracciato il fucile, ho deciso di guardare fuori. Sulla veranda, c’era una piccola massa di pelo bianca e marrone, sporca di sangue. Il mio piccolo dolce setter Billo, abbandonato esanime dal suo padrone e ora utilizzato per minacciarmi. Ma ora so che Loro sono là fuori. Ho sprangato di nuovo la porta, devo prendere l’auto e fuggire al più presto da qui. Mentre sto scrivendo queste ultime righe, prima di provare la mia ultime folle corsa, sento come uno strisciare sulle pareti in legno. Devono essere qua fuori, ma dalla finestra non riesco a vederli. Sto impazzendo, sono fradicio e non riesco più ad imbracciare correttamente il fucile.

Sabato 23 Febbraio, ore 20.30
Oh mio Dio! Il sacco che ho lasciato in cucina con quella Cosa non c’è più. La finestra è aperta e il cadavere è sparito. Non posso più restare qui. Lascio questo resoconto nascosto nel cassetto dell’ingresso, con la speranza di tornare domani mattina a riprenderlo insieme alla polizia. Se state leggendo questo mio testamento, vuol dire che non riuscito ad arrivare all’automobile. Vi chiedo solo di credermi, come ultimo gesto di rispetto nei miei confronti. Ci sono cose nei boschi che neanche io credevo esistessero. Ci crediamo protetti nelle nostre giungle di cemento, sotto le luci dei lampioni. Ma io ho visto il Male della natura, la sua Depravazione e la sua Giustizia.

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