Il tesoro dei nani

Scendevano le scale di pietra in silenzio, consci del pericolo che quei sotterranei potevano nascondere. La luce soffusa proveniente dal bastone di Inasuir rendeva appena percettibile il pavimento sotto ai loro ai piedi. Il mago li precedeva, scrutando l’oscurità come se fosse in grado di vedere nel buio, come se per lui quell’oscurità non fosse altro che un velo di seta. Lo seguivano Zhyadueriam, che provava inutilmente a tenere a non far risuonare nell’eco della grotta la sua pesante armatura, e la bella e terribile Cerina, principessa degli elfi, accompagnata come sempre dalla sua volpe bianca Zetis. A chiudere, il piccolo mezzuomo Ath’kin, con la sua daga in mano, più esperto di trappole e inganni che di combattimenti.

L’inusuale gruppo continuò la sua discesa fino a rendersi conto di essere arrivati in una pavimentazione diversa. Dalla liscia pietra delle scale, si accorsero di essere arrivati su un suolo naturale, una pietra più umida e fangosa. Camminavano ora in uno spazio più largo e Ath’kin si accostò a Inasuir, raccomandandosi di fare attenzione ai trabocchetti: i nani sono molto bravi a costruirli ma, soprattutto, ad occultarli. Intanto nelle retrovie, le orecchie di Zetis si fecero più attente, mentre Zhyadueriam guardava con la coda dell’occhio Cerina, nascondendo nel suo cuore i suoi sentimenti per lei. I suoi capelli neri come la notte, i suoi occhi verdi come smeraldi e i suoi lineamenti leggeri, non potevano essere reali. Il riflesso della luce azzurra del bastone del mago, le dava un aspetto etereo e inconsistente, come se fluttuasse nell’aria, senza fare alcun rumore. Al contrario, il guerriero emetteva cigolii e rumori ad ogni passo, mentre i suoi lineamenti duri erano fortunatamente nascosti da una folta barba di diversi giorni. Come avrebbe mai potuto amarlo?

In un attimo, dal buio più terribile, si udii uno schiocco come quello di una frusta. Un sibilo che passò sopra la testa di Ath’kin e che colpì in pieno petto la dolce Cerina. Nel suo cuore, una lama che solo un fabbro nanico avrebbe potuto forgiare. Zetis, allora, le saltò pietosa alla gola e, con un morso, mise fine al suo tormento. Sovente i cacciatori raccontano che le volpi sono solite uccidere le loro compagne ferite, in un gesto di estrema pietà. La giovane volpe bianca si distese di fianco alla sua amata padrona, impregnando del marrone del fango e del rosso del sangue il suo lungo pelo, uggiolando.

Non ci fu tempo di ragionare sull’accaduto. Cinque grosse figure armate d’ascia e con grandi scudi apparvero dal nulla, come uscite dal buio infernale di quella grotta, mentre intorno a loro si accesero in un momento decine di fiaccole. Dalle mani di Inasuir partirono palle di fuoco, mentre Zhyadueriam rimaneva immobile, distrutto dalla fine della sua amata. Solo quando una potente ascia colpì mortalmente il mago, il guerriero si risvegliò dal suo torpore e iniziò a colpire con rabbia mai provata i nani, sfondando elmi, scudi e armature. Anche se ferito, combatté fino a che l’ultimo dei nemici fu a terra, poi si lasciò cadere di fianco al corpo di Cerina, per non rialzarsi più.

Ath’kin si svegliò dopo diverse ore. Ricordava solo un colpo alla testa, nulla di più. Intorno a sé vide i suoi compagni di avventure a terra, colpiti a morte. Pianse, ma sapeva di essere in pericolo. Continuò così a camminare, stanza dopo stanza, cunicolo dopo cunicolo, fino ad arrivare alla sala del tesoro. Svuotò lo scrigno con l’oro dei nani nella sua sacca, senza provare alcun piacere nel farlo. Non si accorse che qualcuno si stava avvicinando alle sue spalle. Si girò di scatto, pronto a ricevere il colpo che lo avrebbe nuovamente fatto incontrare con i suoi amici. Ma davanti a sé, trovò il muso sporco di sangue di Zetis, che lo guardava in attesa. Insieme ripresero la via del ritorno, evitando trappole e pericoli naturali. Il piccolo mezzuomo, con tutta la forza che aveva in corpo, diede degna sepoltura ai suoi amici, seppellendoli sotto cumuli di pietre. Risalendo la scala, si chiese se tutto l’oro del mondo possa valere la vita dei suoi amici.

Intanto, passo dopo passo, la luce tornava a mostrarsi. Fuori da quella tomba, il sole nella Valle di Eolae era diventato freddo e triste.

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