Il Tagliatore

Sono passati più di trentanni, ma io non dimentico.

Ero un ragazzo, ma già lavoravo in barca con mio padre da tempo. Eravamo esperti, come tutti i pescatori. Quel giorno eravamo sicuri che il vento non sarebbe cambiato, il mare era una maledetta tavola.

Le prime luci dell’alba illuminavano l’orizzonte. Mi avvicinai al mio vecchio e gli chiesi che cosa stesse guardando.

Mi raccontò una storia, di quando era giovane. Non lo aveva mai fatto prima, quindi mi accesi una sigaretta mi sedetti.

Era la storia dello sciò.

Provai subito a interromperlo, che la storia del grande vortice formato dalle anime dei marinai defunti in mare l’avevo già sentita. Ma lui mi fece un cenno severo che mi zittì.

La sua storia, disse, era diversa.

Quel giorno il mare era piatto, come lo era in quel momento. Ad un tratto, qualcosa emerse dalle acque.

Non era un vortice, né un animale. Bianco come un grosso serpente marino, ma con il corpo ricoperto da strani occhi e bocche.

Per questo, disse mio padre, chi lo aveva visto da lontano pensava che fosse formato da anime, volti.

Urlò un grido simile alla sirena della contraerea che si sentiva durante la guerra. Assordante. I membri dell’equipaggio si tapparono occhi e orecchi per non vedere quell’essere aberrante e non ascoltare quel suono.

Tutti, tranne uno.

L’uomo si portò a prua e cominciò a pregare. Ma non le preghiere che si dicono in chiesa. Qualcosa di diverso, di antico e blasfemo. Di vietato.

Prese in mano il coltello e tutti lo riconobbero.

Un tagliatore.

La creatura sembrò arrabbiarsi, la sua furia fece quasi ribaltare l’imbarcazione. Le onde erano alte come durante una burrasca.

Ma il tagliatore non si tirò indietro, compì il suo rituale e la bestia tornò nei profondi abissi.

A quel punto mio padre mi guardò amorevolmente. Gli chiesi perché mi stava raccontando proprio in quel momento la storia del tagliatore? Ero incredulo, ma confuso. Mio padre è sempre stato uno terra terra, ma mai un credulone.

Mi indicò un punto, a qualche miglio di distanza da noi, in mare aperto. Cercai di mettere a fuoco ma il sole mi infastidiva. Poi, capii.

Prima arrivarono le onde, poi il grido straziante di una bestia. Ricordo solo che cercai di prendere per mano per l’ultima volta mio padre, poi il buio.

Mi ritrovarono qualche ora dopo, incastrato nelle reti sul ponte. Una profonda ferita alla testa, delirante di mostri marini.

Chiamavo il nome di mio padre.

Non lo trovarono mai, né vivo né morto.

Lo rivedo ancora nei miei sogni, i suoi occhi compassionevoli. Compresi solo più tardi perché mi avesse raccontato la storia del tagliatore. Sperava che uno dei due sopravvivesse.

Ho cercato a lungo, per tutto il Conero, i discendenti di quello stregone, ma non li trovai mai. Lasciai la vita di mare e mi trasferii in collina, lontano dalle bestie che popolano gli abissi.

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