Il Segreto dei Necrofagi [Crypt Marauders Chronicles]

Questo racconto è ambientato nel mondo di Thanatolia, creato dalle menti di Alessandro Forlani e Lorenzo Davia per Crypt Marauders Chronicles.

“Dite a Levias Auròtene che il mio debito è già saldato e che Lucas il Furbo non ha alcuna intenzione di tornare là fuori“. L’uomo puzzava di piscio e birra, impossibile decifrare quali delle macchie nei suoi vestiti sudici fossero di uno o dell’altro liquido.
“Noi non siamo con Auròtene, idiota” replicò il gigante afferrandolo per il collo e alzandolo dal barile a cui era appoggiato, senza apparente sforzo. “Io e mia sorella lavoriamo per qualcun altro, di molto più potente di quel commerciante da quattro soldi. Siamo qui perché ci hanno detto che tu sei il migliore.”
Lucas spostò lo sguardo dall’enorme guerriero, dalla sua pelle abbronzata e ricca di cicatrici, dai suoi pettorali scolpiti e dalla sua mascella imponente. Guardò la donna che lo accompagnava: alta, statuaria, il corpo tonico coperto da un’inutile armatura che le copriva il seno, l’addome e i genitali, lasciando libere le lunghe gambe muscolose. A differenza del fratello, il suo viso era più morbido, con profondi occhi smeraldo. Lei ricambiò lo sguardo, umiliandolo con un’occhiata ricca di ripugno.
“Non potete costringermi, io non lascio Handelbab. Thanatolia è cambiata, i preti e i pazzi raccontano strane storie, dicono che la Dormiente ora è sveglia. I miei compagni d’arme, sono tutti morti…”
“Smettila di lagnarti, pezzente. Preferisci raggiungere i forni subito e diventare un’altra vittima della mia sventra-demoni? La lama della mia spada è avvelenata, non si limita a ferirti. Il suo tocco è necrosi, infezione e tormento. Sicuro di non voler venire con noi? Sarebbe una dipartita molto più veloce.”
Lucas abbassò lo sguardo, vedendo i suoi stracci lerci e la bisaccia tristemente vuota. “Non ho altra scelta, a quanto pare”.
Il guerriero, quindi, estrasse una manciata di pezzi e li lanciò a Lucas, “Comprati dei vestiti, datti una ripulita e equipaggiati. Consideralo un acconto sulla ricompensa finale. Al tramonto, usciremo dalle porte della città.”

La rossa luce crepuscolare si stagliava come fuoco ardente su Thanatolia, mentre la cenere dei forni crematori creava una fitta nebbia. Decine di uomini con maschere raffiguranti teschi portavano le ultime salme verso il loro viaggio finale, per dare una degna fine, per salvarle da fini peggiori.
Quando Lucas il Furbo arrivò alla piazza concordata per l’incontro, si era sbarbato e cambiato, mentre nello zaino portava tutto l’occorrente per la spedizione: armi, accessori per scavare, viveri per un paio di giorni.
Ad aspettarlo c’erano il guerriero Asdar, che aveva rinunciato a mostrare il petto muscoloso ed era coperto da una dura armatura di cuoio e placche di metallo. Sua sorella Temisia, aveva aggiunto alla striminzita copertura d’acciaio bracciali e schinieri, mentre in mano reggeva una mazza chiodata. Con loro, c’era un ragazzo apparentemente disarmato. Dal suo grosso zaino si vedevano pendere pali e stoffe, probabilmente delle tende, pensò Lucas.
“Eccomi qua, come promesso. Adesso mi potete dire dove siamo diretti?” esordì il tombarolo.
“No, non possiamo” fu la risposta secca di Temisia, “ne parleremo dopo essere usciti da Handelbab. Ci sono orecchie in ascolto dietro ogni colonna”.
“Temisia, Lucas, Romualdo… è il momento di andare, prima che le porte vengano chiuse” li interruppe Asdar, preoccupato.
I quattro della compagnia si avviarono lungo le strade di Handelbab, incuranti degli sguardi incuriositi e, soprattutto, di quelli bramosi verso Temisia. Lucas, come se si sentisse il dovere di fungere da guida, riprese a parlare.
“Ecco la porta di Handelbab, dall’altra parte il mare di cenere, frontiera tra il mondo dei vivi e dei morti. Vedete come si affrettano quei preti? La notte è dei non viventi. Dall’altra parte di quel deserto di carne bruciata, è il regno di Thanatolia”.
Mentre parlava, si accorse che la Guardia Cittadina, vedendoli arrivare, si era posizionata davanti alla porta. Una decina di soldati, ottimi guerrieri ma facili da corrompere. Quello che sembrava, dai modi, il loro capo, li schernì.
“Avete pestato i piedi alla persona sbagliata. Lucas, non sei poi così furbo come il tuo soprannome suggerirebbe. Come pensavi di tornare a scavare senza il permesso del tuo precedente padrone? Ora dovremo uccidervi tutti e violentare a turno la sgualdrina che vi portate appresso… magari anche il giovane ragazzetto dalla pelle candida…”
In quel momento Temisia si fece avanti. Lucas guardò Asdar: stava sorridendo. La bellissima guerriera dagli occhi smeraldo lasciò cadere zaino e mazza e si avvicinò al soldato che aveva appena parlato. “Non c’è bisogno di stuprarmi, se mi vuoi sono tua.” Detto questo, lo stese a terra, mentre l’uomo ribolliva di passione. “Voialtri, soldati, potete guardare e aspettare il vostro turno”. Come in preda ad un incantesimo, la guardia si spogliò, bramoso di possedere la guerriera, che in quel momento saliva sopra di lui. Non si accorse neanche che la donna, in un lampo, fece scattare un sistema di leve nella sua armatura. Come una testa su una ghigliottina, il membro del soldato venne tagliato di netto, in un tripudio di sangue e grida.
“A chi tocca adesso?” disse allora Temisia mentre si ripuliva il sangue dalle cosce. Indecise sul da farsi, le altre guardie attaccarono. La donna raccolse con un fulmineo scatto la sua mazza chiodata e uno ad uno atterrò con colpi secchi e precisi. Asdar rideva deciso a non intervenire, mentre il giovane Romualdo si copriva gli occhi per non vedere le cervella che si levavano in aria. Lucas se ne stava lì, impietrito. Nessuno li avrebbe fermati. Tra qualche minuto sarebbero stati a Thanatolia, il continente necropoli.

Camminavano da circa un’ora nel deserto di cenere, quando Lucas ebbe finalmente il coraggio di chiedere dove si stessero dirigendo. Fino a quel momento si era limitato a seguire i due fratelli guerrieri. Al suo fianco il giovane Romualdo: egli cantava sottovoce, chiedeva all’esperto tombarolo di raccontagli le sue storie, giocava con dei gingilli incomprensibili. Non era una grande compagnia.
Asdar lo guardò con area infastidita: “Stiamo andando nella regione dei Necrofagi. La persona che ci ha assoldato è convinta che nel loro Tempio esista un talismano magico o qualche idiozia di questo genere. Noi andiamo lì e ce lo prendiamo. Ho questa mappa del Tempio, ma era necessario che con noi ci fosse qualcuno abituato ad avere a che fare con questi luoghi, che ci sappia guidare fino ad esso. Non interrompere! Se vuoi essere lasciato qui, è una tua scelta. Forse i necrofagi non si limiteranno a mangiarti, ma anche a seviziarti prima e dopo la tua morte.”
Con lo sguardo basso, Lucas li guidò attraverso quelle lande desolate. La regione dei Necrofagi non viene mai battuta dai tombaroli. Da quello che sapeva, essi erano un tempo umani, ma l’accoppiamento tra familiari, il cibarsi di cadaveri e altre pratiche immonde, li avevano resi creature orribili e senza morale. Se uno scavafosse si avvicinava troppo alla loro zona, poteva diventare il pasto serale. Una zona ricca di tesori, ovviamente, ma nessuno ambiva a tanto. Sicuramente Asdar e Temisia lo sapevano e volevano cogliere due avvoltoi con lo stesso cadavere. Cosa ci facesse con loro Romualdo, era ancora un mistero.
Non incontrarono anima viva. Il silenzio della notte li accompagnò per ore. Orientandosi con le stelle, Lucas sapeva arrivare con facilità alla regione proibita, ma arrivato in prossimità della stessa, decise che era arrivato il momento di scoprire qualcosa di più. “Saliamo su quella collina, così da vedere almeno come è strutturata questa zona.” Mentre salivano sulla “collina”, si accorsero che stavano scalando una pila millenaria di teschi e ossa, ricoperti da uno strato di cenere, condensata da qualche tipo di liquido organico. Nonostante i conati di vomito di Romualdo, proseguirono la scalata. Arrivati sulla cima, prepararono il piano d’azione.
“Quella costruzione in mezzo alla città, quello deve essere il tempio. Guardate, la pianta ottagonale rispecchia perfettamente quella della vostra mappa”, Lucas stava riprendendo lo spirito che un tempo lo animava nelle sue avventure, “come vedete non c’è nessuno per strada, significa che gli abitanti si muovono sotto terra. Un tempo doveva essere abitata da altre persone o esseri. Guardando la pianta, la strada migliore per passare inosservati sarebbe passare dal tetto, ma non c’è modo di scalare le lisce pareti della struttura. Dobbiamo passare per forza dai sotterranei e scontrarci con tutta la popolazione di Necrofagi, è una follia! A meno che non sappiate volare, è una missione suicida”.
“E chi lo ha detto che non sappiamo volare?” emerse dal silenzio la risata di Romualdo.

Quella che Lucas pensava fosse una ingombrante tenda, non lo era affatto. Il giovane estrasse un grande telo, di un materiale resistente ma leggero e una serie di piccoli paletti che, incastrandosi tra loro, andavano a creare una struttura ben precisa. Romualdo legò alla struttura sia il grande telo che le bretelle del suo zaino. Dopo alcuni minuti, il ragazzo aveva sulle spalle un grande paio di ali bianche, come quelle di un enorme pipistrello.
“La collina di teschi è posizionata più in alto rispetto al Tempio. Considerando la lunghezza del salto, il vento e la pendenza, dovrei riuscire ad atterrare tranquillamente sul tetto. Da lì vi calerò una corda che vi permetterà di salire, facile come bere un boccale di birra.”
Detto questo, il ragazzo salutò, si infilò una strana maschera che terminava con due fondi di bottiglia trasparenti, e si lanciò nell’aria. I tre lo seguirono con lo sguardo, mentre planava fin sopra il Tempio. Ora toccava a loro, si armarono e discesero lungo la collina di ossa, cenere e liquido maleodorante. Non si limitavano ad aver superato il confine con la regione dei Necrofagi, erano proprio sopra la loro grande città. La mappa in mano a Asdar indicava un nome: Shalloth, il Regno che è Perduto, ora la casa dei mangiacadaveri. Le strade erano deserte, nessuna porta o finestra, solo alti palazzi di nera pietra levigata. Mentre camminavano nelle labirintiche vie di quell’agglomerato malsano, avevano come la sensazione di essere osservati, seguiti e minacciati, ma nessuno appariva al loro cospetto. Arrivati dinnanzi all’alto Tempio, si fecero calare la corda. Si arrampicò prima Lucas, con notevole difficoltà, sfruttando al massimo la forza delle gambe per salire fino al tetto. Poi toccò a Temisia, con la stessa tecnica ma con meno difficoltà. Asdar salì usando solo la forza delle braccia, piantando saldamente i piedi contro la parete verticale del palazzo.
Il grande e grosso guerriero spiegò il piano:
“Romualdo, rimani qui sul tetto ad aspettarci, appena saremo scesi all’interno tira su la corda e non farla discendere fino a che non vedi che la situazione è sicura. Noi tre scendiamo, prendiamo il Talismano e torniamo. Poi riprendendo la strada per Thanatolia, il nostro Lucas ci porta a raccogliere un po’ di oro come premio personale. Vado avanti io, poi il tombarolo e infine tu, sorella”.

Scesero lunga la corda uno dopo l’altro, mentre l’olezzo di putrefazione invadeva le loro narici. Sentirono che Romualdo la tirava di nuovo su, lasciandoli soli nell’oblio di quel luogo maledetto. Due guerrieri coraggiosi, un uomo coraggioso, non avevano altro che la loro forza e il loro ingegno. Percorsero un lungo corridoio, al quale erano appese torce accese. Le ombre create dal fuoco rendevano vivo il posto, ogni angolo sembrava strisciare e contorcersi al loro cospetto. Silenziosi come felini, scivolavano stanza dopo stanza. Arrivarono dunque al centro del Tempio, una grande stanza, dove esseri pregavano dinnanzi a un grande idolo di figura femminile. Non si accorsero degli invasori, finché il primo fendente non fece partire di netto la testa di uno di essi. Asdar colpiva, con la sua lama avvelenata. Temisia lo seguiva in preda a una furia indicibile, emettendo orgasmiche grida di piacere. Lucas si limitava a nascondersi e a chiudere la porta dietro di sé, mentre i due fratelli ormai erano ricoperti di sangue scuro e malato, mentre gli sfinteri dei Necrofagi emettevano gli ultimi spruzzi di dissenteria. Le loro facce scure, che non vedevano da secoli la luce del sole, erano deformi e malate. I colpi dei guerrieri sembravano quasi una benedizione. Quando tutti i partecipanti alla macabra messa furono a terra, Lucas emerse dall’oscurità e salì sull’altare. Si accorse immediatamente che se avesse rimosso il Talismano, un grande pendente d’oro con incastonato un rubino rosso, sarebbe scattata una trappola. Per questo si era fermato, ragionando su come non attivarla. Ma Asdar era troppo vicino al risultato per non coglierlo subito, quindi spinse via dall’altare l’esperto tombarolo e prese in mano l’oggetto della loro missione. In quel momento, il terreno sotto i suoi piedi crollò. Si tenne con le mani all’altare, fino a che non sanguinarono. Un’oscura creatura, nascosta sotto il marmo, affamata e desiderosa di sangue, lo voleva trascinare nelle viscere della terra. Un essere del tutto simile a uno scorpione, ma con un volto umano. Un abominio creato dall’incesto e dalla magia. Il guerriero si sentì pungere il polpaccio e un dolore mai provato lo fece gridare come mai nella sua vita aveva fatto. Tenendosi con una mano all’altare, colpì con la sua spada l’essere sotto di lui che emise un lacerante latrato. Non era morto, ma neanche quella creatura. Riuscì con le ultime forze a balzare al di là del varco, solo un uomo della sua forza poteva riuscirci, preso al volo da Temisia. Senza neanche parlare, si rese conto che la creatura l’aveva avvelenato. Prese una grossa pietra appuntita e si mozzò la gamba al di sotto del ginocchio, chiese a Lucas di passargli una torcia con la quale cauterizzò il moncone. Il tombarolo vomitò quel poco di cibo che gli era rimasto in corpo. Avevano però il Talismano e iniziarono la loro corsa lungo i corridoi, mentre in lontananza udivano suoni di piedi veloci rimbombare per strani cunicoli. Senza voltarsi, arrivarono fino alla sala da dove erano discesi. Senza tregua chiamarono il nome di Romualdo, ma non ebbero alcuna risposta. Bestemmiarono e inveirono, ma nessuno si affacciò dal tetto. In quel momento decine di Necrofagi arrivarono nella sala. I due guerrieri estrassero le armi e si posizionarono dinnanzi a loro, dopo essersi guardati per un attimo negli occhi, un ultimo saluto prima di salutarsi per l’ultima volta. Nel frattempo, il tombarolo decise che non avrebbe potuto nulla contro la schiera di inumani davanti a lui e cominciò a correre verso il primo corridoio dietro di lui, girando senza meta, solo allontanandosi dall’orda di nemici. Non seppe mai con precisione quanto scappò, si rese solo conto di essere all’aperto, dopo una lunga corsa e svenne per la fatica. La mattina dopo, era nel Deserto di Cenere, solo.

Era passato un mese da quel giorno, Lucas sedeva alla solita taverna. Era solo, ovviamente, l’unico che si ubriacava alle prime luci dell’alba. Ma non dormiva più, senso di colpa, paura, olezzo di putrefazione. Alle sue spalle sentì aprirsi la porta e poi richiudersi, rumore di passi come gli altri, tranne che per un sonoro colpo. Un bastone, pensò.
“Tombarolo, non si salutano i vecchi amici?” sentì esplodere insieme a una grassa risata la voce tonante di Asdar. Si girò e lo vide, nella sua maestosità. Era sempre lui, ma con più cicatrici e una gamba di legno a sostituire la parte mozzata. Temisia lo guardava con la solita aria di superiorità, mostrando con orgoglio il corpo scolpito, mentre il viso era solcato da una profonda cicatrice. Lucas era impietrito.
“Non ti preoccupare” esordì la guerriera “non ce l’abbiamo con te perché sei scappato. Ci saresti stato solo d’impiccio. Siamo qui perché tornati in città, ci è stata recapitata questa lettera. Dice che questo Stregone ha rapito Romualdo e che lo libererà solamente se gli consegniamo il Talismano. Solo gli idioti e i pazzi credono agli stregoni, quindi abbiamo deciso di andarcelo a riprendere. Ci serve la tua guida.”
“Ma la persona che vi ha inviati a prendere l’oggetto, non lo reclamerà?” balbettò Lucas terrorizzato.
“Puoi avere i soldi, puoi avere il potere, ma se incroci la strada della mia spada avrai solo necrosi, infezione e tormento. Vieni con noi e questa volta tornerai con la borsa piena, è una promessa. Recuperiamo Romualdo e vediamo se questo fantomatico stregone ha le palle di sfidare i Fratelli del Dolore…e Lucas il Furbo”.

 

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