Il Pozzo di Pietra

Questo racconto breve è il prologo de “Il Libro del Comando”, terzo capitolo della serie “Il Cacciatore di Incubi”.

Non potrò mai dimenticare quella sera di Ottobre. La violenza della scossa fece tremare i muri, sembrava giunta l’Apocalisse. Uscii correndo, vedendo che non ero l’unico ad avere avuto quell’idea. Numerose persone affollavano la piccola piazza. Dopo essermi calmato e aver accertato che tutti fossero in salute, in particolare gli anziani e le famiglie, mi diressi verso la chiesa per verificarne i danni, portando con me una torcia elettrica. Erano passate circa due ore dal sisma.

Provai ad aprire la grande porta, ma era bloccata. Decisi di provare con quella laterale, sperando di avere più successo. Girando attorno all’antico edificio di pietra, le voci e i pianti si facevano più lontani. Ma qualcosa attirò la mia attenzione. Fu una strana sensazione, come se qualcuno mi stesse osservando. Continuai a camminare fino a che mi resi conto che, in un prato a fianco alla struttura, si era aperta una voragine.

Mi accostai ad essa, sentendo che proveniva un rumore da quella parte. Mentre mia avvicinavo, sentivo come un raschiare di unghie sulla pietra. Pensai ad un animale, intrappolato, quindi continuai ad avanzare, puntando la torcia sul pavimento per non inciampare.

Mi accorsi che una grande lastra di pietra si era spezzata e sulla sua superficie erano incisi segni che non avevo mai visto prima di allora. Sotto di essa era posta una grata metallica, a coprire un profondo pozzo, da cui proveniva il rumore che avevo sentito.

Puntai la torcia elettrica al suo interno e da lì la mia vita cambiò. In fondo a quel buco profondo di dura pietra, vidi la creatura. Un demonio, senza occhi, ma capii che mi stava osservando. Satana dalle lunghe corna. Iniziai a recitare preghiere, mentre mi allontanavo correndo dalla buca infernale.

Cosa avrei dovuto fare? La mia Fede stava vacillando, tremavo al cospetto del Diavolo. Affidai le mie preghiere alla Santissima Trinità e all’Arcangelo Michele. Mi ritrovai, dopo una breve corsa, di nuovo in piazza, tra la gente del paese. E poi accadde.

Una nuova scossa, più forte della precedente. Tutti osservavano le case e si stringevano tra loro, mentre cadevano sassi e polvere da ogni parte. Tra i pianti e le urla di disperazione, solo io guardavo nel buio a fianco della chiesa. Mi sembrò di vedere una processione di esseri claudicanti e terribili, dalle lunghe corna. Mi nascosi tra la gente, vergognandomi di me stesso.

Anche ora, sotto il sole di Roma, mi sembra di sentire il loro grattare sulle pareti di pietra del pozzo. Sua Eminenza mi ha chiesto di attendere, mi sembrava sconvolto. Le Guardie Svizzere che mi stanno scortando sono al telefono. I due giovani mi guardano e scuotono la testa. Mi rivolgono solo una frase: “Padre, ci dispiace tanto comunicarglielo, ma lei non farà mai più ritorno in Italia e non avrà più alcun contatto con i suoi parenti e i suoi fedeli. La prego di seguirci, dobbiamo scendere nei sotterranei.”

Nessun commento finora.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Top