Il piano di mezzo

Quando sono arrivato in questo edificio ridevo della fama che lo circondava. Lo chiamano il Palazzo dei Suicidi e ora che sono qui, seduto a questa scrivania con una pistola in mano, non vedo più nulla di cui ridere. Non dormo profondamente da non so quanto tempo, i giorni si confondono, i sogni si intrecciano con la realtà. Ma all’inizio di questo incubo, non era così, ero completamente padrone dei miei pensieri e delle mie azioni. O almeno credo.

Un palazzo degli anni sessanta del novecento, uno di quelli tutti uguali costruiti sull’onda del famoso “boom edilizio”. Dopo la laurea decisi di trasferirmi al Nord e di provare a trovare un lavoro che mi rendesse autonomo e che mi permettesse di iniziare una nuova vita. Sì, una nuova vita. Quanta ironia cara amica mia! Volevo una nuova vita, quando quella che avevo era bellissima e incontaminata. Trovai questo appartamento tramite un’agenzia immobiliare, il prezzo stracciato, il quartiere centrale e raffinato. Non potevo chiedere di meglio. L’agente immobiliare ci tenne a precisare la storia del palazzo: mi disse che negli ultimi anni si erano verificati numerosi casi di suicidio al suo interno. Mi sono sempre reputato un individuo razionale, in passato, e pensai che, probabilmente, la fama dell’edificio aveva attirato a sé molte persone con dei problemi di depressione, che già avevano in mente di compiere il gesto estremo. Molto Estremo, dolce compagna.

Completai il trasloco in pieno autunno, mi sembrava di vivere un sogno. Avevo un lavoro, nuovi amici ed ero un assiduo frequentatore di locali e bar del centro. Niente poteva abbattermi, nessuna ragazza mi poteva rifiutare. Poi lo sentii.

La prima volta fu una notte di Ottobre. Salivo con il vecchio ascensore quando sentii come uno strisciare tra un piano e l’altro. Pensai che forse era ora di chiamare la manutenzione ma non ci feci una grande attenzione. Lo sentii il giorno successivo tornando dal lavoro e quello seguente, al mattino presto. Iniziai a preoccuparmi e chiamai io stesso il tecnico, visto che sembrava che a nessun altro nel palazzo importasse più di tanto di questa mia richiesta, compresa la vecchia portinaia, sorda di nascita, che penso fosse lì per senso di carità da parte del proprietario del palazzo, nonché del mio appartamento. Per me era solo un nome e un conto in banca a cui fare i miei pagamenti mensili.

Il tecnico venne e non trovò nulla di strano. Effettivamente, facendo la risalita e la discesa con lui, non sentii nulla. Mi accorsi effettivamente, nei giorni successivi, che quando ero in ascensore con altri inquilini del palazzo, non avvertivo il sonoro strisciare che riuscivo a sentire quando mi trovavo da solo. Ora mi chiedo, perché proprio io?

Smisi di dormire: tutta la notte sentivo strisciare sotto il mio letto, dietro gli armadi, sul soffitto. Ma non vedevo nulla. Provavo una paura incontenibile. Mi detti per malato al lavoro, inventai scuse su scuse per non vedere i miei amici. Il rumore non se ne va, né di giorno né di notte. Lo sento nei miei dormiveglia, mentre mangio o mi lavo sotto la doccia. Anche se non ricordo più l’ultima volta che ho fatto l’una o l’altra. Decisi quindi di risolvere il problema da solo. Comprai un’ascia e un piede di porco in ferramenta, mentre alcune mie conoscenze riuscirono a procurarmi una pistola, chi fornisce “divertimento” spesso sa anche come arrivare alle armi, basta sapere a chi chiedere. E io mi ero fatto molte simpatie tra gli spacciatori, avendo trovato loro anche molti nuovi clienti sicuri e ben paganti.

Non ebbi il coraggio di agire fino a ieri notte. Sono uscito nel pianerottolo, lasciando le chiavi attaccate alla porta. Ho preso tutte le mie attrezzature e sono salito sull’ascensore. Piano terra. Quando sono arrivato tra il terzo e il quarto piano, ho spinto il pulsante di fermata di emergenza. Esattamente dove, per diverso tempo, ho sentito il rumore che ora mi assilla e che non mi permette di trovare riposo. Ho usato il piedi di porco per aprire le porte scorrevoli dell’ascensore e con un po’ di fatica sono riuscito ad aprirle. Quello che ho trovato dietro quelle porte, mi ha rovinato la vita per sempre.

Una persona normale avrebbe semplicemente deciso di lasciar richiudere le porte, invece di tenerle bloccate con il piede di porco e avrebbe spinto il pulsante del piano più vicino, per poi scappare senza più voltarsi indietro. Ma, guardami, amica mia, come sono ridotto. Dovevo sapere che cosa si nascondeva nel piano di mezzo.

Nell’oscurità ho visto un lungo corridoio, alto circa un metro e settanta, infatti per percorrerlo mi sono dovuto abbassare leggermente. Lo percorsi in direzione di quella che mi sembrava una piccola iridescenza bluastra, convinto di trovarmi da lì a poco davanti a un televisore di qualche vicino di casa, pronto a farmi una grande risata. Magari un appartamento pieno di dolci gattini, che sentivo da quel passaggio giocare tutta la notte nelle lunghe veglie invernali. Quanto avrei voluto che fosse la verità.

Mentre cercavo di rassicurarmi raccontandomi queste storie, sono arrivato ad un angolo retto dove il corridoio svoltava a destra. Davanti a me una grande stanza, illuminata da tante piccole luci blu, come dei fuochi fatui in un cimitero di campagna. al centro un grande tavolo di forma elicoidale, con delle piccole sedie, grandi come quelle che si utilizzando nelle scuole materne, ma finemente decorate e tremendamente antiche. E poi il rumore si è fatto più forte, fino a quel momento è stato come se non lo sentissi più. Notai che, in corrispondenza di ogni sedia, si trovava un foro sul muro, probabilmente che si ricongiungeva ad altre aree sconosciute all’interno del palazzo, se non gli appartamenti stessi.

Dal buco davanti a me, diametralmente più distante, ho visto uscire quella cosa deforme, non saprei definirla in questo momento di stanchezza mentale e fisica. Sembrava una lucertola, con una lunga coda e un corpo squamoso, ma con le zampe pelose simili a un topo e un volto terribilmente e sadicamente umano. Mi guardò con quei suoi occhi tremendi e non disse nulla, mentre sentivo il rumore aumentare anche negli altri fori che mi circondavano. Tutto ad un tratto li vidi intorno a me e con una furia cieca, uccisi con la mia accetta prima uno, poi cinque e poi dieci di quegli esseri informi. Il loro sangue viola imbratta ancora i miei vestiti appoggiati su quella sedia, come prova che quello che ti sto raccontando è vero. Ma tu eri presente e lo sai bene cara amica mia! Cercavano di mordermi e di afferrarmi, ma io sono stato più forte, sono stato più letale!

Terminata la frenesia dello scontro, mi sono reso conto di essere rimasto solo e sono tornato all’ascensore, poi al mio appartamento, per crollare in un sonno profondo fatto di incubi e di essere metà uomo e metà demonio. Mi sono svegliato da qualche ora, credevo di essermi liberato di questo mio peso e di aver dato un nuovo senso alla mia vita. Mi sono rasato, ho fatto una lunga doccia e sono uscito per comprarmi qualcosa da mangiare, perché in casa non avevo più niente che non fosse andato a male. Non ho preso l’ascensore, non era il momento di rovinare quel momento con dei brutti ricordi. Ero un eroe! Il liberatore! Ma quando sono tornato in casa e mi sono seduto al tavolo della cucina, pronto a gustare il primo pasto sereno da mesi, quel suono infame è tornato a tormentarmi. Di nuovo esseri striscianti, di cui ora conosco la forma e la malvagità, intorno a me. Il loro strisciare, sulle loro pance squamose, le loro zampette pelose e il loro volto umano, a ricordarci che quello che sappiamo della Vita e della Natura, è solo parziale e incompleto. Ad un certo punto la linea evolutiva si è spezzata? O sono esseri che vengono dall’Inferno? O magari da un altro Mondo? Io, questo non lo posso sapere, amica mia. So soltanto che non posso vincere, se non con il tuoi aiuto. Sei fredda e dura, come il tocco della scheletrica mano della Madre Nera, che anche questa notte viene a raccogliere prematuramente uno dei suoi deboli figli, in quello che in tanti ormai chiamano il Palazzo dei Suicidi.

Nessun commento finora.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Top