Il colloquio di lavoro

Il completo puzza di naftalina e spero che non se ne accorgano. Non mi capita da mesi un colloquio di lavoro. Sono qui, in una sala d’aspetto deserta. Sono sicuro che si tratti di vendita porta a porta per qualche multinazionale americana. Mi è già capitato in passato di trovarmi in una situazione simile. Il campanello è palesemente provvisorio, con una etichetta appiccicata giusto per far capire a noi sfigati che è il posto giusto.

All’interno è tutto in ordine, nuovo di pacca. Il classico ufficio che viene affittato per le selezioni. Mi ha aperto la porta una ragazza fantastica, una modella in tacchi a spillo. Mi ha chiesto di attendere, che il Responsabile delle Risorse Umane sarebbe arrivato a momenti. Non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso. Il tempo scorre lento, nessuno che passa nei corridoi deserti.

Sento una porta sbattere e vedo un uomo in tenuta da lavoro, una di quelle tute intere da meccanico, che passa svelto in fondo al corridoio. Non mi ha degnato di uno sguardo, forse non si è accorto di me. Ho notato che aveva il viso sporco di varie tonalità di rosso e di giallo, probabilmente stanno verniciando le pareti in qualche stanza dell’edificio.

Dopo un’attesa che mi sembra veramente interminabile, ma so che è dovuta alla tensione per il colloquio, un uomo in giacca e cravatta mi viene finalmente ad accogliere. Calorosa stretta di mano, vestito impeccabile. Conosco la trafila in questi posti: sono aziende straniere, spesso vendono prodotti al dettaglio, ti fanno il primo colloquio conoscitivo e se piaci ti richiamano per un secondo incontro; poi ti propongono un contratto di quelli in cui ti pagano a percentuale in base al venduto dicendoti che puoi guadagnare molto e raccontandoti qualche storia su un tizio che dopo un anno si è comprato una Ferrari grazie al sistema piramidale o qualcosa del genere.

Mi fanno sedere in una stanza che profuma di limone, come se fosse stata appena pulita. Niente male, penso. L’uomo elegante legge il mio curriculum con disattenzione, mi chiede cosa faccio nella vita, quali sono i miei hobby. Io gli rispondo che sono disoccupato, che corro ogni mattina e che mi piace leggere romanzi. Lo vedo molto soddisfatto, ma non mi chiede nulla della mia istruzione o delle precedenti esperienze lavorative. Mi fa poi una domanda a cui non dovrei rispondere, perché viola palesemente la mia privacy: mi chiede se ho problemi di salute, qualche malattia che mi potrebbe rendere non idoneo a lavorare con il pubblico. Io sono sano come un pesce, ma se così non fosse? Non sarebbe offensivo non assumermi solo perché ho qualche problema fisico? Decido di stare zitto e di rispondere che sto bene, mai avuto problemi di alcun tipo.

Il telefono sulla scrivania squilla, lui risponde e non dice nulla. Si deve assentare un secondo ed esce dalla stanza. Rimango solo, mentre lo sento chiudere a chiave la porta alle mie spalle. Mi ha veramente chiuso dentro? No, deve essere stata una mia impressione.

Mi accorgo solo ora che una delle pareti è lucida, come una grande vetrata scura, al di là della quale non vedo nulla. Ad un tratto le luci si spengono nella stanza e solo in quel momento riesco a vedere l’orrore davanti a me. Infatti, nella stanza accanto, dietro quel maledetto specchio, vedo una creatura che mi fa venir voglia di vomitare. Una larva enorme, che striscia e si contorce nella mia direzione. La cosa più abominevole non è tanto il suo copro viscido, o la sua bocca con svariate file di denti affilati e neanche le piccole zampette pelose che la fanno muovere. Quello che mi sta portando alla follia sono i suoi occhi, tremendamente umani.

Corro alla porta ed è una maledetta porta blindata, chiusa dall’esterno. In quel momento il vetro scende, siamo nella stessa stanza. Provo a lanciare una sedia contro l’immonda bestia ma sembra non sentire dolore. Scappo nell’angolo più lontano ma il suo fetore e i suoi liquami sono sempre più vicini. Non grido più, chiudo gli occhi in attesa che sia tutto finito. Il mio ultimo pensiero va di nuovo alla ragazza della reception e all’uomo in completo, dei quali non conoscerò mai le loro motivazioni.

Tra poco rimarrà soltanto una stanza da pulire con un detersivo al profumo di limone.

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