Gaugamela: una battaglia occulta

L’idea di scrivere un racconto dedicato alla battaglia di Gaugamela nasce da un trafiletto all’interno di un articolo di Storica, rivista dedicata appunto alla storia di National Geographic, firmato da Borja Antela-Bernàrdez.  Da lì nasce l’idea de “I Daēva di Gaugamela

Il contesto

Quello di Gaugamela non è stato, ovviamente, il primo degli scontri tra Alessandro il Grande e Dario III. I persiani erano stati costretti a indietreggiare dopo le sconfitte a Granico e a Isso (dove viene catturata la famiglia di Dario), mentre l’esercito macedone occupava Siria, Fenicia e Egitto. Fino a quel momento, tutte le battaglie si erano tenute in spazi ristretti, favorendo quindi l’esercito di Alessandro, per questo Dario arretra fino a Gaugamela, una grande spianata vicino a Arbela.

Il Re persiano avrebbe dovuto forse dare più valore ai segni divini, dopo l’eclissi del 20 settembre del 331 a.C., che venne interpretata come la manifestazione di una imminente disgrazia che avrebbe colpito i persiani e portato a un cambiamento epocale.

I persiani, però, erano convinti di farcela, con un esercito di più di 250.000 uomini, contro i circa 47.000 di quello macedone.

 

La leggenda

I soldati macedoni, stanchi per la lunga marcia, credono di vedere davanti a loro mentre si avvicinano a Gaugamela, migliaia di fuochi che li spaventano. Probabilmente si tratta delle truppe di Dario, ma il panico si diffonde tra le fila dell’esercito di Alessandro.

Il Conquistatore li fa fermare e deporre le armi, per calmarsi. Poi chiama Aristandro, l’indovino che lo segue per tutta la campagna in Oriente, davanti alla sua tenda dove celebrano arcani rituali al dio Phobos, impersonificazione della Paura.

I soldati riprendono coraggio e sono pronti alla battaglia del giorno successivo, all’alba del 1 ottobre del 331 a.C. Non è necessario raccontare come l’esercito macedone abbia sconfitto quello persiano grazie alla strategia di Alessandro (per quello basta Wikipedia)

Quanto gli arcani rituali di Aristandro abbiano influito sulla battaglia, non è dato saperlo e, probabilmente, era pratica comune quella di compiere rituali prima di una importante battaglia. Ma un po’ di mistero, ogni tanto, rende la Storia ancora più intrigante.

 

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