Gatto? Quale gatto? Non vedo nessun gatto!

C’era una volta in una casa qua vicino
un allegro e simpatico cagnolino,
ogni giorno giocava e saltava contento
anche se doveva stare sempre un po’ attento…

Eh già, cari amici, perché dovete sapere
che aveva una padrona, una di quelle megere,
vecchia, cattiva e sempre arrabbiata
che lo sgridava alla prima abbaiata.

Ed è per questo che il nostro cagnetto
con il tempo smise di giocare stava ai piedi del letto
senza faticare, niente salti o abbaiate
per non ricevere in testa delle ciabattate.

L’unico suo sollievo, carissimi lettori,
era un amico per alleviare i suoi dolori,
un pappagallo che stava lì in cucina a chiacchierare
con tante storie ogni giorno da raccontare.

Finché un pomeriggio la padrona assonnata
disse al poveretto: “Non voglio essere svegliata!
Se provi ad abbaiare, far rumore o l’impudente
ricordati che sarai punito severamente!”

Così il cagnolino si mise in cucina ad ascoltare
il suo volatile amico che stava lì a sproloquiare
e, ad un tratto, dalla finestra spalancata
vide entrare un gattaccio dalla coda spelacchiata.

Quel cattivo felino, senza rimorso o pudore
si diresse alla gabbia dell’uccello oratore,
lo prese tra le zampe e con aria affamata
cominciò a dirigersi verso la finestra spalancata.

“Fa qualcosa, mio vecchio compare!”
Disse il pappagallo senza esitare.
“Basta che abbai e lo farai tremare
così questo gatto mi lascerà andare!”

“Gatto?” disse il cagnolino alzandosi di scatto.
“Gatto? Quale gatto? Non vedo nessun gatto!”
Infatti, per non svegliare la padrona addormentata
pensò di non abbaiare e ignorare la scena incriminata.

E il gatto fuggì via con il pappagallo ormai perduto
e non un fiato emise il cagnolino, aveva taciuto!
Per la paura di fare infuriare la megera
aveva perso il suo unico amico, mentre si faceva sera.

Mentre stava lì a piangere in poltrona
(sempre pian pianino per non svegliare la padrona)
vide tornare il pappagallo dalla porta del terrazzone
con qualche piuma in meno ma in perfetta condizione.

“Che bello sei tornato, non sei stato mangiato!”
Sussurrò il cane accorrendo, tutto agitato.
Ma il pappagallo lo guardava con lo sguardo austero
e cominciò a parlare con tono severo.

“Per la paura della tua padronaccia
non hai abbaiato a un gatto che mi dava la caccia!
Da un amico non mi aspettavo un simil trattamento,
quindi me ne vado, così sarai contento!”

E mentre guardava il pennuto amico volar lontano
si accorse che nella vita non si può far tutto pian piano
Per gli amici si può far tanto, a costo di una ciabattata,
ma questa lezione troppo tardi l’aveva imparata.

E, cari lettori, se avete letto con attenzione
questa storia ci insegna una grande lezione
si può guardare dall’altra parte e far finta di niente
ma anche se le ignoriamo le cose accadono ugualmente.

Quindi se c’è un amico che ha bisogno di aiuto
non bisogna far finta che niente sia accaduto
perché tutte le “padrone” non ci potranno mai ridare
un amico che abbiam perso per la paura di farle arrabbiare.

Illustrazioni: Giulia Gioacchini

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