Bruciature

Di quella notte ho solo un ricordo offuscato. Mi svegliai di scatto, sul divano del salotto, per una strana puzza di bruciato. Mi alzai in cerca della fonte, mi accorsi però che più mi allontanavo dalla mia precedente postazione, più l’odore diminuiva. Tornando indietro, mi accorsi di cinque strani segni sul cuscino, come delle piccole bruciature circolari. Mi era capitato in passato di fumare in casa con qualche amico, quindi incolpai la noncuranza mia o di qualcun altro per le bruciature, non spiegandomi ancora l’odore, che probabilmente era arrivato dall’esterno.

Decisi di prendermi una boccata d’aria, visto che ormai era quasi l’alba e presto mi sarei dovuto preparare per andare al lavoro. Mi accesi una sigaretta in terrazzo e mi fermai a contemplare il paesaggio, ancora assonnato.

La notte successiva stavo leggendo “Storia di Arthur Gordon Pym” di Edgar Allan Poe disteso sul letto e mi addormentai durante la lettura. Anche in quella occasione, mi svegliai di soprassalto per un odore di carta bruciata. Mi accorsi quindi di cinque piccole bruciature, questa volta molto più evidenti, sulle bianche pagine del libro. Questa volta mi davano proprio l’impressione di essere delle dita, il segno di una mano incandescente e terribile.

In quel momento pensai che il segno sulle pagine fosse quello della mia mano, quindi me ne andai al pronto soccorso dove, ovviamente, non trovarono nulla di strano in me. Tornai a casa preoccupato e ancora confuso. Le notti successive l’evento continuò a verificarsi, prima sulle lenzuola del letto, poi su di una camicia che avevo lasciato nell’appendiabiti. Una notte sentii addirittura l’elettrico scintillio del fornello a gas dalla cucina, che trovai stranamente acceso.

Accesi il computer in preda al panico, convinto che la mia casa fosse infestata da qualche fantasma o poltergeist. Non riuscivo più a dormire bene e sia sul lavoro che la mia vita sociale iniziavano a risentirne. Una sera mi misi al computer e cercai traccia di manifestazioni di questo tipo. A parte numerosi siti di misteri e affini, con poca se non nulla credibilità, venni a conoscenza di un curioso luogo, nel cuore di Roma.

Era un venerdì sera, quindi decisi di partire il giorno successivo in treno. La mia destinazione finale era la Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, che si affaccia sul Tevere. Avevo stampato un opuscolo, da cui compresi che forse era il luogo giusto per cercare qualche nuova informazione. Infatti nella sagrestia, il fondatore della chiesa don Victor Jouët aveva creato un Piccolo Museo del Purgatorio, dove aveva raccolto reperti di manifestazioni del tutto simili a quelle che stavo vivendo.

Arrivato a Roma, presi un Taxi fino a Lungotevere Prati, dove era ubicata la chiesa in stile neogotico. Non volevo perdere neanche un minuto. Trovai le porte sbarrate e un cartello che indicava l’apertura per le ore 16. Mancava un’ora, quindi mi misi a sedere sui muraglioni in attesa. Rilessi decine di volte l’opuscolo che mi ero portato con me: un incendio era scoppiato nel 1897 proprio in quel luogo, lasciando per sempre l’immagine di un volto infelice impresso nel legno. Da lì l’idea del missionario di creare un piccolo museo.

Il custode, un prete dall’aria simpatica e dall’accento decisamente non romano, aprì la porta all’ora concordata e mi recai subito nella sagrestia, per vedere con i miei occhi i reperti esposti nella piccola bacheca. Vidi gli stessi segni che avevo potuto notare nei miei libri e nella biancheria e provai una sensazione di sollievo nel comprendere che, forse, non ero semplicemente impazzito. Infatti mi chiesi molte volte, nei giorni precedenti, se non fossi io stesso a compiere quegli atti e quelle bruciature, senza ricordarmelo.

Mi colpì però il fatto che la maggior parte delle persone che avevano avuto questo tipo di esperienza, fossero dei religiosi o, comunque, degli individui di comprovata Fede. Io non entravo in una chiesa da anni, rimanevo fuori dalle porte anche durante i matrimoni. L’ultimo ricordo di una celebrazione era di ormai tanti anni prima, quando si svolsero i funerali del mio fratello maggiore, morto in un incidente d’auto. La polizia disse che si trovava in stato di ebbrezza al volante. Con lui, quella notte, morirono anche altri tre ragazzi.

In quel momento capii. Mi misi a sedere sulle panche della Chiesa, indeciso su cosa fare. Non ero tipo da preghiere. Un giovane prete si fermò al mio fianco, chiedendomi se poteva essermi d’aiuto. Gli raccontai la mia storia, le mie esperienze e i miei pensieri. Gli dissi che credevo che fosse mio fratello a parlarmi, a chiedermi aiuto, ma io non sapevo che cosa fare. Forse avrei dovuto parlarne con i miei genitori appena tornato a casa, ma avevo paura che mi prendessero per matto.

Il giovane religioso mi guardò con sguardo benevolo e mi disse di camminare con lui, prendendomi sotto braccio. Mi fece fare il giro della chiesa deserta, mostrandomi gli altari e raccontandomi le storie dei Santi raffigurati. Fermandosi davanti alla figura dell’Arcangelo Michele, mi spiegò che solo la preghiera può aiutare i nostri cari che soffrono in Purgatorio. Lì mi salutò, dirigendosi verso la sagrestia.

Rimasi alcuni minuti in silenzio, poi decisi di andarmene e tornare verso casa. Uscii sotto il caldo sole romano. Passeggiando lungo il Tevere, mi accorsi di avere cinque piccole bruciature sul braccio, proprio dove il prete mi aveva afferrato accompagnandomi pochi minuti prima. In quel momento il velo che avevo davanti agli occhi svanì, ricordando il volto ormai dimenticato di mio fratello, perduto ormai tanti anni fa, ma con il quale avevo parlato a lungo, di nuovo, sotto le guglie della Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio.

Gli eventi paranormali continuarono, ma ora sapevo chi era al mio fianco in quei momenti e non ebbi più paura. Dopo circa un anno, dove rivolsi le mie impacciate preghiere al Cielo, queste manifestazioni finirono. Capii che il suo tempo era concluso e che si trovava in un altro luogo, più sereno e in pace.

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