Babylon

“E’ caduta, è caduta Babilonia la grande ed è diventata covo di demòni, carcere di ogni spirito immondo, carcere d’ogni uccello impuro e aborrito e carcere di ogni bestia immonda e aborrita. Perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino della sua sfrenata prostituzione, i re della terra si sono prostituiti con essa e i mercanti della terra si sono arricchiti del suo lusso sfrenato” (Ap 18,2-3)

  1. Le prime notti

Non è facile vivere in questa città. Sono chiuso in casa, una candela sulla mia scrivania è l’unica fonte luminosa che mi permette di scrivere queste mie memorie. Credo che non avrò più l’opportunità di farlo. Se qualcuno sopravvivrà agli eventi di questi giorni, se l’umanità ritornerà prospera, forse questo mio lascito avrà un senso, farà capire alle future generazioni quello che è successo in queste notti.
Qualche giorno fa, ma nessuno può dire quanti giorni siano passati con certezza, la vita scorreva frenetica come sempre.
Poi è arrivato il terremoto.
Quella è stata l’ultima volta che abbiamo visto il Presidente in televisione. Da quel momento il nulla, nessuna comunicazione, niente più elettricità. Avrei dovuto capirlo, avrei dovuto credere a quello che mi avevano detto, ma ho sempre reputato le antiche credenze come qualcosa di folkloristico, qualcosa che serve più alle persone per sentirsi parte di una comunità. Non ho mai pensato che esistesse altro, all’infuori di quello che possiamo individuare con il metodo scientifico.
Il terremoto in sé non mi ha subito preoccupato: poteva capitare che dopo un evento di quella portata si interrompessero le linee elettriche. E io che lavoro per il Governo lo so bene. Non dovrebbe succedere, certo, ma è un’eventualità. Per questo quella mattina sono salito in auto e mi sono avviato verso il lavoro. Quello che non mi aspettavo, è stato vedere il sole eclissarsi. Non avevo letto o sentito nulla nei giorni precedenti all’evento, quindi ne rimasi stupito. Ma so che un eclissi totale è quello che è, un evento astronomico abbastanza comune. Ma quello che è successo poi mi ha fatto ricredere. Infatti, passati alcuni minuti, il sole non tornava visibile. E non riuscivo a scorgere neanche la sua posizione, non vedevo la classica corona. Capii che non poteva essere un eclissi, quando girando lo sguardo, vidi nel cielo la Luna, il nostro satellite, che ci fissava dall’alto emettendo una luce rossastra, come se un fuoco la stesse bruciando, come se sanguinasse dall’alto del cielo. Ora mi accorgo che esiste un alternarsi del giorno e della notte, vedo il Sole prendere lentamente vigore per poi tramontare e vedo la Luna illuminarsi durante la notte. Ma è come se avessimo perso l’opportunità di vivere nella luce di un tempo. Ogni tanto, un fulmine squarcia il buio e riesco a vedere tutta la città, accompagnata dai vetri tremanti delle finestre che rispondono ai tuoni.
Così è da allora, viviamo in questo quasi-buio, con una rossa sentinella nel cielo. Talvolta vedo dalla mia finestra come delle meteore che cadono con un grande fragore sui palazzi della città. Sento le grida delle persone, i pianti dei bambini. In un primo momento ho pensato che forse il Governo sapeva che sarebbe arrivato questo fenomeno naturale e che avesse evitato di renderlo pubblico per evitare scene di isteria collettiva, ma mi sbagliavo. Ho saputo, ma sono solo voci visto che le comunicazioni sono interrotte, che il Governo e l’élite della Città sono scappati il primo giorno con dei mezzi militari, per rifugiarsi nelle montagne a Nord, dove si dice che esista una grande base-bunker sotterranea.
Per il momento non ce la caviamo male. Il primo giorno di buio sono rimasto chiuso in casa, impaurito. Il giorno successivo sono andato in auto al lavoro ma non ho trovato nessuno di operativo. Nel Palazzo Governativo nessuno sa nulla del Presidente o dei suoi uomini. Ci sono gli Ingegneri che stanno provando a riallacciare la corrente. Il grande deserto che ci circonda ci rende autosufficienti e nessuno degli abitanti della Città è mai stato fuori dalle mura che la circondano dalla fine della Guerra. Davanti al Palazzo svetta ancora il grande Drago Rosso: si dice che fosse lo stendardo del nostro esercito durante l’ultimo conflitto. Come succedeva con i cavalieri di un tempo, il nostro simbolo incuteva paura e sgomento sui nostri nemici. O, almeno, questo è quello che ci ha raccontato la televisione.
Sono passati quasi quattro anni, forse tre anni e mezzo, dalla fine della Guerra e dall’inizio delle nostra volontaria reclusione. Si dice che siano state utilizzate armi molto potenti e che, durante il conflitto, quasi tutti i popoli del mondo siano stati annientati. Un conflitto che nasceva da motivazioni religiose, almeno in apparenza, ma che nascondeva i soliti motivi economici. O, almeno, questo è quello che ci hanno detto.
In sostanza, la Città diventava sempre più importante e potente. Lentamente, stringendo accordi sfavorevoli per tutte le popolazioni vicine, finiva con l’inglobarle e togliere potere ai suoi governanti. Infatti sembrava vantaggioso anche per i nostri vicini entrare a far parte della nostra aggregazione, essere protetti dal nostro Esercito e dalle nostre mura. Ma col tempo si resero conto che essere la periferia di un mondo ricco, non fa di te altrettanto benestante. Così iniziarono ad esserci i primi gruppi terroristici armati, che nascondevano dietro simboli religiosi la loro voglia di vendetta e di rivalsa nei confronti del Governo. Così si arrivò a un conflitto inevitabile.
Al termine della Guerra fu nominato dagli alti ufficiali dell’Esercito il nuovo Presidente che, in sostanza, ha vietato ogni forma pubblica di dimostrazione religiosa e ha perseguito quelli che si sono ostinati a radunarsi. Forse la paura del Governo era quella di trovarsi all’interno del proprio territorio dei gruppi mossi dalla fede in qualsivoglia credo che potessero, di nuovo, creare tensioni all’interno delle mura. Se da un lato, aveva eliminato ogni riferimento e simbolo religioso dalla vita di noi cittadini, la presenza del Governo all’interno della nostra vita si era fatto preponderante. Ovunque ci girassimo, il Drago Rosso della Città era presente. Sugli autobus, sui palazzi, ma soprattutto in televisione. In tanti finirono in prigione, non rassegnandosi ad abbandonare la propria fede. Si formarono dei gruppi di rivoltosi che provarono a contrastare la nuova linea presidenziale, ma le loro proteste si spensero in un mare di sangue per le strade. In quel periodo mi chiesi perché le persone si comportassero in quel modo, cosa li spingesse a morire per nulla, per delle credenze (perché vennero punite tutte le religioni conosciute e non) che non ha mai portato mai nulla di buono nella storia dell’uomo.
Il mio lavoro era proprio quello di inserirmi in queste sette clandestine e denunciarle al Governo. Sono stato complice di questa repressione, ma reputavo giusto contrastare l’insorgere di nuove guerre, nuove violenze, nuove forme di divisione.
Se il Presidente rappresentava il potere, la nostra fonte di informazione rimaneva la televisione, impersonata dal Conduttore. Nessuno sapeva da dove venisse ma aveva un carisma e una forza vitale uniche. Ci insegnò che l’unico modo per far risorgere la Città dalle ceneri della Guerra era far ripartire l’Economia. Dovevamo lavorare per spendere, perché non c’era altro modo per riportare la nostra vita al tenore di un tempo. Ed effettivamente andò realmente così, in questi anni siamo arrivati ad un livello di ricchezza che non avevamo mai avuto, neanche prima del conflitto. Talk show, telegiornali, tutti ci dicevano: usate la Carta di Credito Nazionale per le vostre spese, una piccola commissione sui vostri acquisti aiuterà la Città a risorgere. Arrivammo quindi al punto in cui si poteva solo comprare e vendere utilizzando la carta governativa, perché era il metodo più semplice e veniva accettato da tutti con orgoglio. E attendevamo ogni sera con ansia le novità del giorno, il gossip e il bollettino governativo, che ci raccontava come le cose stessero andando per il meglio.
Il Conduttore ci chiedeva di denunciare eventuali trasgressori del Divieto di Religione e noi cominciammo a farlo prima con i nostri vicini, poi anche con i nostri stessi amici e parenti. Tutti dovevano sottostare alle regole per essere dei buoni cittadini. La vita scorreva tranquilla tra lavoro, shopping e intrattenimento.
Ed ora siamo qui, a guardare il cielo nero, senza la televisione a raccontarci cosa sta succedendo. Senza poter utilizzare il nostro denaro per fare la spesa nei supermercati saccheggiati e dati alle fiamme. Devo cercare di fare mente locale, ho sentito dei discorsi quando giravo per le varie comunità religiose con lo scopo di denunciarle e distruggerle distruggerle, che devono essere connessi a questa situazione. Ci sono troppi elementi che, in natura, non possono esistere. Ho bisogno di risposte.

 

  1. Ritorno al passato

Ci sono! Ci ho pensato ininterrottamente per una settimana. Solo ora mi rendo conto che nessuno di noi ha colto i Segni, che non ci siamo preparati per quello che sarebbe successo. Ora capisco e mi pento di tutto quello che abbiamo provocato. Abbiamo fatto tutto da soli e non ce ne siamo resi conto.
Prima c’è stata la grande arsura estiva: si raccontava di campi rinsecchiti, di grandi foreste in fiamme, dei terreni troppo duri per essere coltivati. Il grande surriscaldamento, conseguenza di guerre, inquinamento e utilizzo sconsiderato delle risorse del pianeta.
E il mare? Lo abbiamo avvelenato, trivellato e lasciato a sé stesso. Ricordo bene il giorno in cui il Governo apparve in televisione, sconsigliando di mangiare il pesce importato dalla costa. La maggior parte di noi se ne fece una ragione, era un alimento costoso, non avendo noi una produzione diretta.
Poi vennero i fiumi e le sorgenti. Le piogge acide li avevano compromessi per sempre. Fortunatamente la tecnologia ci aiutò e con le nostre Carte di Credito Nazionale potevamo acquistare acqua depurata da una delle tante società private, che iniziarono a farsi concorrenza spietata. Potevamo lavarci, bere e utilizzarla per ogni necessità, quindi perché preoccuparsene?
E poi è successo quello che vi ho già raccontato: l’oscurità intorno a noi. Ma era già troppo tardi.
Ma sento il bisogno di tornare con la mente al passato, per confessarvi i miei peccati, ora che la Fine è vicina. In questi tre anni e mezzo, per mia colpa sono morto tante persone. Ho denunciato ogni setta e gruppo religioso che ho incontrato, ho stilato delle liste infinite di nomi e cognomi. Ho fatto arrestare, tra gli altri, anche gli oppositori politici e quelli che si rifiutarono di sottostare alle imposizioni del Governo, in particolare quelle economiche. Ma non è stata la morte la peggiore delle punizioni.
Infatti, prima dell’Eliminazione, arrivarono gli Scorpioni o, come li chiamano gli oppositori in termini dispregiativi, le “cavallette”. Essi sono un gruppo speciale dell’Esercito, con obiettivo di spaventare e, spesso, torturare gli oppositori alla linea governativa. Ho visto persone sparire per mesi, ho sentito urlare chiedendo la morte nei sotterranei dei Palazzi del Governo. Mi hanno raccontato di veleni iniettati nelle vene che provocavano un dolore lancinante. Quando nelle strade vedevi scendere una truppa di Scorpioni erano come uno sciame (per questo, il soprannome di cavallette), in tenuta antisommossa, con caschi dorati a coprire il volto degli esecutori. Non pronuncerò qui il nome di colui che li guidava in azione, perché nessuno ne è a conoscenza. Qualcuno lo chiama lo Sterminatore. L’asfalto delle strade tremava al loro passaggio e si macchiava di sangue per la loro violenza.
Ricordo precisamente il giorno in cui mi dissero che avrei cambiato mansione, che tutti quelli delle liste sarebbero stati eliminati. Sia delle mie, che quelle dei miei colleghi impegnati in altri frangenti. Era cominciata l’Eliminazione. L’esercito per strada, il fuoco nelle case e nei palazzi. Non so quantificare i morti di quei giorni.
Sapere che molti dei torturati e degli uccisi erano nelle mie liste, non mi fa più dormire. Fino ad oggi, ho sempre pensato che fosse una loro scelta, il fatto di non sottostare alle regole del Governo, per delle stupide credenze e ideologie. Ma ora so che non è così, la Luna di sangue che mi osserva è la prova di quello che sta succedendo.
Nonostante quello che noi tutti abbiamo visto, non abbiamo smesso di divertirci, di spendere ogni giorno il nostro denaro. Invece di cercare da soli le nostre risposte, ce le siamo fatte raccontare dalla televisione. Abbiamo continuato a ucciderci a vicenda, ad ammalare la nostra vita e l’ambiente, mentre le persone accanto a noi venivano distrutte.
Se è possibile essere redenti, prego ogni giorno e ogni notte per capire come farlo.

 

  1. Gli ultimi giorni

Qualche giorno fa sono passati dei mezzi dell’esercito e hanno sorvolato la città. Hanno chiesto a tutti i cittadini di portarsi verso la Porta Est, di prepararsi a combattere. Nei volantini che facevano cadere dagli elicotteri, il Governo affermava che non è stata una catastrofe naturale ma un attacco di un Nemico potente, che andava combattuto con ogni mezzo. Sono arrivati i camion e da degli altoparlanti montati su di essi usciva la voce del Conduttore, per dimostrare che ancora il Presidente e il Governo erano forti. Dopo di essi, è stato il momento di Ufficiali e Militari, che si sono messi a distribuire acqua e viveri a quelli che decidevano di arruolarsi e recarsi alle pendici della grande Montagna fuori dalle mura. Molti hanno pensato che forse era la strada giusta, che combattere li avrebbe salvati. Mai decisione fu più sbagliata.
Infatti, la battaglia non ha mai avuto luogo. I pochi che hanno assistito allo “scontro” raccontano di un esercito immenso, schierato contro un nemico invisibile. E poi è arrivato il tuono, potente e terribile, che ha ucciso sul colpo l’intero Esercito. La Città, da allora, è devastata da terremoti e nubifragi. Le case e i palazzi bruciano nella notte, mentre nei centri commerciali e nelle vetrine gli oggetti di lusso sono coperti di polvere, avendo perso ogni valore. Avevamo dato tanto valore a oggetti e ornamenti, da aver perso di vista quello che in realtà era di primaria necessità.
Questa non è più vita, o almeno non è più quella di prima. Dall’alto del mio palazzo l’ho vista arrivare. La grande onda che ci ha sommersi e distrutti. Prima ho visto il grande meteorite passare sopra di me… sopra noi tutti… poi il fragore e, infine, lo tsunami che ci ha spazzati via. Suppongo che il grande corpo celeste si sia schiantato nell’oceano e che non siamo solamente noi quelli colpiti dal grande cataclisma, ma sono solo mie personali supposizioni.
In questo momento tutto tace. Eravamo abituati ai jingle televisivi, alle pubblicità parlanti lungo le strade. Nessuna musica, nessuna immagine. Il lavoro è diventato sostentamento, non c’è paga, non c’è denaro. Cerchiamo di tirare avanti in un mondo senza risorse. Questa è la punizione per aver ucciso, torturato e perseguito innocenti. Io lo so, perché sono stato carnefice e persecutore di queste genti.
Ha cominciato a piovere stamattina, ma le piogge sono acide e velenose. Non possiamo pescare, non possiamo mangiare i frutti della terra. Ho trovato alcuni che, come me, si sono pentiti e si sono resi conto che quello che abbiamo fatto è stata la causa della nostra distruzione. Con loro ho provato a organizzarci in comunità, per darci una mano a vicenda. In lontananza vedo dei fuochi divampare, dove un tempo c’erano centri commerciali e fabbriche. Recuperiamo il recuperabile dalle case e dai supermercati abbandonati, scaviamo nel fango per una bottiglia d’acqua e per una scatoletta, per dividerli con i nostri fratelli e sorelle.
Le notti sono lunghe, in questa città. Le tenebre ci avvolgono e non riusciamo più a comprendere quale sia l’ora del giorno e quale della notte. In tanti, continuano a imprecare nella notte, a chiedersi il perché delle loro sofferenze e delle loro piaghe, ma non capiscono che solo comprendendo i propri errori possono essere salvati.
Noi continuiamo a vivere, con la speranza che la Luce possa tornare nelle nostre vite.


Epilogo

Il segno del Drago Rosso è tornato, risorto dall’Abisso in cui era stato scacciato. Vedo da lontano l’Esercito avanzare verso la Città. Da ogni direzione, il Nemico si appresta ad assediare le nostre mura. Ma noi non tremiamo. Noi abbiamo Fede, noi abbiamo Speranza.
I capi delle Sette Comunità si sono riuniti, ma nulla può scalfirli. Non sono nuovi alle persecuzioni, hanno provato il dolore dell’anima e della carne. I loro occhi sono come saette, il loro sorriso è come un muro impenetrabile.
Eccoli, al cospetto delle nostre mura. Vedo quelli che un tempo furono la voce e l’anima del Male. Il Presidente e il Conduttore ad aprire le fila, a guidare un Esercito immenso, smisurato, colossale. Mentre Egli se ne sta ritto sul suo trono, digrignando i denti.
Il cielo terso si copre di nuvole tutto intorno a noi, mentre la luce del Sole batte sulle nostre teste, siamo nell’occhio del ciclone. E iniziano a scendere le fiamme che bruciano l’Esercito del Drago Rosso. Li vedo contorcersi e provo pietà per loro. Egli rimane impietrito dalla Potenza che si sta scagliando contro la sua figura immonda, digrigna i denti per la rabbia, mentre una forza più grande lo trasporta insieme ai suoi seguaci nella sua dimora eterna, a bruciare e a dimenarsi.
Ora sta a noi e a tutti quelli prima di noi, dobbiamo rendere conto dei nostri peccati. Il Giudizio è arrivato.

 

Nessun commento finora.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Top