Azaroth-al-Abel [Crypt Marauders Chronicles]

Questo racconto è il seguito de “Il segreto dei necrofagi” ambientato nel mondo di Thanatolia, creato dalle menti di Alessandro Forlani e Lorenzo Davia per Crypt Marauders Chronicles.


Abbandonare di nuovo Handelbab, la sicurezza di una pinta di birra e le dolci carezze delle prostitute, che ormai lo chiamavano per nome, non fu facile per Lucas il Furbo. Ma cosa poteva regalargli il mondo, se non il ricordo di putrefazione e la consapevolezza di essere un codardo? Tutto questo gli aveva regalato il suo viaggio a Shallot, al cospetto dei Necrofagi. E poi c’era il giovane Romualdo, sorridente e allegro, abbandonato al suo destino. Non sapeva se Asdar e Temisia tenessero veramente al ragazzo o se per loro era solo un’altra occasione per guadagnare qualcosa sulle ceneri di Thanatolia.
Mentre camminavano su quelle dune infernali, Asdar esordì come a completare un discorso che fino a quel momento aveva argomentato solamente nella sua testa.
“Si firma Azaroth-al-Abel, definendosi un Evocatore. Il solito ciarlatano che si assegna nomenclature fantasiose per spaventare gli stolti. Ed è stato talmente gentile da indicarci nella sua lettera la strada per raggiungerlo. Così eviteremo perdite di tempo e andremo diritti al sodo. Non vedo l’ora di far cadere la mia spada sul suo cranio.”
Lucas provò a ribattere, ma Temisia lo interruppe immediatamente: “Non esiste la magia. Esistono solo i creduloni e dei trucchi ben architettati. Ti chiamano Il Furbo, ma ai miei occhi sei solo un bambino spaventato.”
Lucas tacque, rimanendo convinto di essersi cacciato in un bel guaio.

Camminarono a lungo nella fredda notte di Thanatolia, Temisia era imperturbabile mentre Asdar procedeva spedito, come se l’arto di legno che sostituiva la sua gamba destra non esistesse. Probabilmente il dolore era lancinante, avrebbe abbattuto chiunque, ma per il grande guerriero non era che un fastidio. Lucas emerse dai suoi pensieri, fece fermare i suoi compagni di viaggio e iniziò a illustrare la situazione.
“Abbiamo due soluzioni per arrivare alla dimora di Azaroth-al-Abel. Ho quasi paura a dirvelo, perché so già quale sarà la vostra risposta. Possiamo passare in altitudine, sopra quella collina di cenere, sono zone battute dai Tombaroli, quindi al massimo potremo imbatterci in qualche compagnia, ma non penso sia un problema per voi. In tre giorni di cammino ce la possiamo fare. L’altra, ahimè, soluzione è tagliando nella buia valle che vedete davanti a voi, attraversando il bosco fossile e attraversando la città fantasma di Lebethia. Un tempo era abitata da assassini e predoni. La leggenda racconta che furono uccisi tutti da una pestilenza, ormai centinaia di anni fa. Ma la loro città è rimasta inespugnata, difesa da trappole e trabocchetti ingegnosi. Essa è allo stesso tempo una tomba per quelli che hanno provato ad attraversarla, ma è anche un forziere ancora da svuotare.”
Gli occhi di Lucas erano carichi di cupidigia, il suo punto debole. Ovviamente Asdar non ebbe dubbi.
“Passiamo per Lebethia. Arriveremo prima da Romualdo e faremo in modo di riempire le nostre tasche fino a farle traboccare”.
Decisero di fermarsi per la notte, all’alba avrebbero conquistato Lebethia.

Il sole sorse come una palla di fuoco nel cielo di Thantolia. Nel silenzio della cenere e della Morte, i Fratelli del Dolore camminavano verso l’ignoto. Essi sono figli di un Re e una Regina guerrieri, hanno attraversato il mare per i tesori nascosti di Thanatolia. Dietro di loro Lucas il Furbo, figlio dei bordelli e degli stupri di Handelbab.
Lebethia è solo un ammasso di ruderi e ossa umane. I tre camminavano osservati dagli uccelli rapaci che già pregustavano una lauta colazione. Non sapevano che sulla collina, Azaroth-al-Abel li osservava, commentando con un misterioso interlocutore: “Se riescono ad uscire vivi dalla Città Fantasma, ci sarà la mia magia ad attenderli. Ora seguimi, abbiamo molto di cui parlare.”

Arrivati alla porta della città, Lucas fermò i suoi compagni: “Da qui, dobbiamo stare attenti. Guardate le ossa e i teschi. Sono spezzati come colpiti da una mazza. E fate attenzione a quella zona pianeggiante, vedete che lo strato di cenere sembra più fino? Deve esserci una botola. Tutta la città è una grande trappola e il tesoro sta proprio al centro”, si mise a disegnare sulla sabbia per poi proseguire: “la città è in una profonda gola tra le colline, che ne delimitano i lati più lunghi. Ha due porte, una quella che vediamo davanti a noi e l’altra nella parte opposta della città, dove si trova la nostra destinazione. Ma una strada è sicuramente quella giusta, perché gli abitanti della città dovevano avere modo di arrivare al loro tesoro e alle loro case. Non dobbiamo farci prendere dalla fretta, dobbiamo almeno questa volta, ragionare su quello che facciamo.”
“Vorresti dire che, solitamente, noi non ragioniamo? Vuoi dire che sono stupido, lurido verme? Se non fosse per me saresti ancora in quella maledetta bettola a bere birra e a pisciarti addosso.”
Lucas provò ad intervenire, giustificandosi, ma fu interrotto dalle risate di Temisia che lo prese in giro, ironizzando sulla sua mancanza di attributi. Asdar gli diede una pacca sulla spalla che lo fece cadere con la faccia sulla cenere, chiudendo con un “sei te che comandi, Lucas, da oggi detto l’Intelligente”. Rise anche lui, sprezzante, e si incamminarono di nuovo, entrando nella città.

Lucas tenne fede al suo soprannome. Portò i due fratelli guerrieri fino al centro della città, con astuzia. Dove il terreno era troppo uniforme, si poteva nascondere una botola. Se uno scheletro si trovava schiacciato contro una parete, il Tombarolo individuava la trappola posta su quella opposta. La sua esperienza permise di evitare dardi avvelenati ed ogni genere di trabocchetto. Arrivati nella piazza principale della Città Fantasma, Lucas si fermò e illustrò la situazione.
“Quell’edificio al centro della piazza, che vedevamo anche dalla collina: ecco, quella la chiamano la Cassaforte. Ora abbiamo un problema. Non ci sono scheletri, la terra è ferma da centinaia di anni. Qui nessuno è mai arrivato da quando Lebethia è stata abbandonata. Non abbiamo punti di riferimento. Dobbiamo rischiare. ”
“E allora rischieremo.” Asder non fece in tempo a pronunciare queste parole che iniziò a camminare in direzione della Cassaforte. In quel momento scattò una trappola. Ad altissima velocità, il guerriero vide arrivare un enorme masso, legato ad un braccio di metallo. Asder se ne accorse, ma era troppo tardi per scansarsi, allora fece quello che nessun altro uomo nel Continente avrebbe potuto fare. Con un enorme sforzo, bloccò il masso a mezz’aria, facendo leva con le gambe o, almeno, con l’unica ce gli rimaneva. Temisia corse alle sue spalle come una pantera, sfoderò la mazza e colpì, facendo esplodere il blocco di pietra in migliaia di pezzi. Lucas rimase paralizzato: i due fratelli erano una forza, tremenda, della natura.
Ma non erano ancora arrivati al tesoro. Erano però riusciti ad arrivare dinnanzi alla grande porta in metallo che permetteva l’ingresso all’edificio. Il Tombarolo si approcciò per primo e si accorse che era chiusa. Estrasse un piede di porco dallo zaino, ma non riuscì a smuoverne il pesante ingranaggio. Ci provò anche il possente guerriero Asder, ma non ebbe migliore sorte. Si resero conto che non sarebbero riusciti ad aprirla con la forza. Non c’erano serrature, quindi non riuscivano a capacitarsi di come fosse possibile entrare. I guerrieri bestemmiavano e cercavano di abbattere la porta, ancora senza riuscirci. Invece Lucas ebbe un’intuizione: l’ultima trappola era quella mentale. Non si riusciva ad aprire perché non era la vera porta. A qualche metro, sulla destra della stessa, il Tombarolo trovò una leva. Un altro trabocchetto o l’entrata? Provò a tirarla e, per sua fortuna, un varco si aprì ai suoi piedi, con delle scale che scendevano sotto terra.

Riuscirono ad uscire da Lebethia, dall’altra parte della città, come ne erano entrati. Gli zaini colmi fino all’orlo di oro e preziosi, tanto che Asder dovette portare anche quello di Lucas, che stava collassando sotto il peso dello stesso. I Fratelli del Dolore erano soddisfatti per il lauto guadagno ma era il Tombarolo quello più in estasi: sarebbe stato ricordato come l’uomo che aveva aperto La Cassaforte, che aveva svaligiato Lebethia, il profanatore della Città Fantasma dei Predoni. Sempre che fosse sopravvissuto all’incontro con Azaroth-al-Abel.

Azaroth-al-Abel li attendeva alle porte del suo rifugio, quello che un tempo era stato un Tempio ma che ora portava solo impercettibili segni di un passato maestoso. Li vede arrivare, i tre avventurieri. Alla testa del gruppo il grande guerriero Asdar, il portatore della Spada Maledetta. Dietro di lui, sua sorella: bella e terribile, Temisia, più forte della maggior parte degli uomini, più sensuale di tutte le donne del Continente. Li seguiva, con passo più incerto, Lucas detto “il Furbo”, l’uomo che li aveva guidati fino al Talismano dei Necrofagi.

“Finalmente siete arrivati al mio cospetto, spero abbiate con voi quello che vi ho chiesto” rombò la sua voce nel Deserto di Cenere.
“Stregone” rispose sprezzante Asdar “abbiamo quello che vuoi, libera Romualdo se non vuoi che la mia sventra-demoni cali su di te!”
“Oh, non ti preoccupare Guerriero. Mi prenderò il Talismano dal tuo cadavere ancora caldo, dopo che gli Andranellidi vi avranno uccisi” e mentre esclamava la sua minaccia, Azaroth-al-Abel evocò, dalla dura cenere, due enormi vermi dal volto umano, che attaccarono i due fratelli guerrieri, ignorando completamente lo spaventato Lucas alle loro spalle.

Asdar estrasse la sua spada dirigendosi verso il primo dei due mostri, mozzando quella che apparentemente era la sua testa. Ma il verme umanoide non si fermò e continuò a strisciare diviso in due parti, come se le due estremità avessero vita propria. Servirono altri numerosi colpi ben assestati per ridurre in poltiglia l’essere evocato dallo Stregone. Temisia ebbe più difficoltà, ma la sua forza e destrezza le permisero di avere la meglio. Saltò in groppa alla bestia, bloccandola a terra con le sue gambe muscolose, e colpì la sua testa innumerevoli volte con la sua mazza, fino a che l’essere non rimase senza vita e la sua estremità spiaccicata come una zanzara sul muro.

“Sapevo che sarebbe stato facile per voi battere i miei servitori. Era solo una piccola dimostrazione, per i Fratelli del Dolore, della realtà della mia magia. Vieni avanti Romualdo, non rimanere nell’ombra, mostra ai tuoi amici che non hanno nulla da temere e che sono qua per proporre un accordo”.
Alle parole di Azaroth-al-Abel, seguirono quelle ancora più in collera di Asdar. “Ci hai ingannato con il rapimento di Romualdo. Hai usato un trucco anche per mostrarci questi enormi vermi. Il Deserto di Cenere ha creato tante strane creature ma, come vedi, esse possono essere uccise, quindi non sono affatto magiche. Hai semplicemente liberato questi animali mentre ci distraevi con le tue chiacchiere. Solo per questo, meriteresti la morte”.
“La morte? Io vi posso offrire ricchezze che neanche vi immaginate. Vedo che portate degli zaini ricolmi d’oro. Io possiedo un carro che potreste riempire completamente di oggetti preziosi, se solo mi darete il tempo di spiegarmi. Azaroth-al-Abel ha sempre mantenuto le sue promesse”.
“Parla, illusionista” interruppe Temisia, bloccando con una mano il fratello.
“Vi offro due scambi. Il primo lo conoscete già. Vi darò indietro Romualdo, con il quale abbiamo chiacchierato a lungo di scienze e invenzioni, in cambio del Talismano. Esso per voi non ha alcun valore, visto che non credete nella magia. Il secondo, per voi è molto più allettante, se vorrete ascoltarmi. Ho un nemico, al di là di quel fiume fangoso dove galleggiano escrementi e cadaveri di cose indicibili che vedete alla vostra destra . Superato il ponte, si trova il mio maestro, colui che mi ha introdotto alle arti oscure. Egli è Basthor, l’immortale, e solo una spada magica può ucciderlo, per questo ho bisogno di te, Asdar. Fammi finire, prego, non interrompermi. L’uomo che dovete uccidere, perché nonostante i suoi poteri è fatto di carne e ossa, come tutti noi, è estremamente ricco. Io vi chiedo di andare nel suo palazzo e di riportarmi la sua testa mozzata. In cambio, potrete riempire il carro che vi darò con tutti i preziosi che riuscirete a caricarci.”
Asdar rise a crepapelle. “La mia spada non è magica, è solamente avvelenata. Questo è quello che mi ha detto mio padre. Ma se devo uccidere un altro ciarlatano per dell’oro, allora non ho alcun problema a farlo. Libera Romualdo e avrai la tua inutile pietra”.

Lo Stregone indicò a Romualdo che era libero con un gesto delle braccia, in cambio Asder lanciò il Talismano verso Azaroth-al-Abel. Gli occhi del mago si incendiarono quando sentirono il potere nelle sue mani. Grazie a questo oggetto, sopravviverò al Grande Ritorno. Sarò il servo prediletto, l’uomo che otterrà la Sua conoscenza. Ho ingannato questi stolti, che si prendano pure tutto l’oro di Basthor, quando Lei tornerà, non servirà a nulla.

Decisero di partire subito. Azaroth-al-Abel concesse loro di prendere il carro, come promesso, trainato da un paio di muli stanchi. Salirono tutti e quattro, portandosi appresso anche gli zaini riempiti alla Città Fantasma. Superarono il fiume melmoso. Lucas vomitò copiosamente, irriso dai suoi compagni di viaggio. Cadaveri venivano trascinati costantemente da quelle acque. Alcuni bruciati, altri perfettamente integri, nonostante fosse quasi impossibile definire se fossero animali o persone.

Arrivati al palazzo di Basthor, si resero conto che non vi era sfarzo, solo una grande torre che sovrastava il Deserto di Cenere. Entrarono senza alcun problema, nessuna guardia e nessun trabocchetto. Si resero conto in un istante che erano attesi e che nessuno li avrebbe fermati. Nella sala principale, un anziano uomo dallo sguardo arrogante li accolse, accerchiato da decine di uomini incappucciati. Lucas sembrò intravedere delle ossa sotto quei mantelli, ma rimase in silenzio, convinto che i Fratelli del Dolore non lo avrebbero ascoltato.
“Siamo qui per ucciderti vecchio e per portare via il tuo tesoro. Siamo pronti a combattere” e, dicendo questo, Asder estrasse la lunga spada.
“Volete uccidere chi non può morire, idioti che non siete altro. La mia magia mi protegge dalle vostre armi. Sapete cosa farò? Ucciderò te, stuprerò la donna e il ragazzo che ti porti appresso. E poi taglierò i genitali e gli arti superiori di quell’altro uomo, che cerca di nascondersi dietro di voi, e lo rimanderò a Azaroth-al-Abel, per fargli capire quale sarà il suo destino dopo questo affronto. Avvicinati, giovane Guerriero, vieni ad uccidermi!”, accompagnando l’invito con gesti teatrali.
Asder corse in avanti brandendo la sventra-demoni, conficcandola nel petto dello Stregone. Il suo volto si trasformò da una risata ad una smorfia di dolore, quando capì di essere stato ingannato. Una spada magica, pensò. Ma ormai era troppo tardi. Al suo fianco, le sue guardie non-morte si dissolsero in polvere, lasciando solo mantelli vuoti e un rumore di lance che colpiscono il pavimento.
Asder staccò di netto la testa del mago e la lanciò a Temisia. Ella la baciò sulle labbra con una perversa passione e la mise dentro un sacco portato per l’occasione. Lucas vomitò per la seconda volta, mentre Romualdo già iniziava a cercare la stanza del tesoro.

Riempirono il carro, come aveva promesso Azaroth-al-Abel. Per questo tornarono al suo cospetto per consegnare la testa mozzata. Lo Stregone li ringraziò, consapevole che i Guerrieri ancora non credevano all’esistenza della magia. Questo era stato un punto a suo favore. L’arroganza di Basthor, poi, aveva fatto il resto. Li salutò, ma si rese conto che non sarebbe stata l’ultima volta in cui li avrebbe visti, almeno alcuni di loro. Con il loro carro colmo di ricchezze impensabili tornarono lentamente ad Handelbab, poi ognuno prese la sua strada. I Fratelli del Dolore tornarono al di là del mare, dove li attendeva la gloria del loro popolo. Romualdo decise di rimanere in città, dedicandosi alle sue invenzioni. Aveva ricchezze che, con uno stile di vita modesto, gli avrebbero permesso di mangiare e bere fino alla fine dei suoi lunghi giorni.

Prima di salutarsi, però, Lucas chiese alla compagnia di farsi l’ultima bevuta nell’osteria stracolma di Tombaroli. Chiese loro di raccontare come avevano espugnato la Città Fantasma di Lebethia. Quella sera, Lucas il Furbo divenne una leggenda per tutti i cercatori di tesori di Handelbab. Ricco e famoso, come aveva sempre sognato. Ma nella sua mente, ancora era vivido il ricordo dei Necrofagi e dello strano Talismano di cui Asder si era liberato così facilmente. Qualcosa di terribile si muoveva nella sua mente, qualcosa che non aveva colto fino in fondo. Decise di berci sopra, arrendendosi all’inevitabile futuro. In quel momento, Azaroth-al-Abel attendeva osservando il Deserto di Cenere, in Sua attesa, accarezzando il Talismano appeso al collo.

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