Azaroth-Al-Abel

La settimana scorsa mi sono finalmente deciso a pubblicare in self-publishing l’ebook “Azaroth-Al-Abel“, una raccolta di racconti che conclude il ciclo dedicato al negromante (o necromante) di Thanatolia, ambientato nelle Crypt Marauders Chronicles del duo Forlani-Davia.

Nel primo racconto, Il Segreto dei Necrofagi, conosciamo i personaggi che ruotano intorno alle vicende di Azaroth che saranno poi incaricati di recuperare una importante reliquia nella tana dei Necrofagi.

Le ombre create dal fuoco rendevano vivo il posto, ad ogni angolo sembravano strisciare e contorcersi al loro cospetto, come se li seguissero stanza dopo stanza. Silenziosi come felini, scivolarono fino al centro del Tempio, una grande sala dove esseri solo vagamente umani, deformati da secoli di tenebra e morbi sconosciuti, pregavano dinnanzi a un grande idolo di figura femminile. Niente li mise in allarme finché la testa di uno di loro non rotolò via. Asdar colpiva con la sua lama avvelenata mentre Temisia lo seguiva in preda a una furia indicibile, emettendo orgasmiche grida di piacere. Lucas, più avvezzo alla sopravvivenza, si limitava a starsene dietro a una porta ben chiusa, mentre i due fratelli si ricoprivano di sangue scuro e malato e gli sfinteri dei Necrofagi emettevano gli ultimi spruzzi di dissenteria. I colpi dei guerrieri sembravano quasi una benedizione su quello scempio d’umanità.

Il secondo è praticamente un “sequel”: proseguono le ricerche del gruppo di avventurieri al seguito delle scellerate farneticazioni (ma lo sono realmente?) del negromante, Azaroth-Al-Abel, che da il titolo al racconto.

Il sole sorse come una palla di fuoco nel cielo di Thantolia. Nel silenzio della cenere e della Morte, i Fratelli del Dolore camminavano verso l’ignoto. Figli di un Re e una Regina guerrieri, hanno attraversato il mare per i tesori nascosti di Thanatolia. Dietro di loro Lucas il Furbo, figlio dei bordelli e degli stupri di Handelbab. Ad accompagnare il trio che incedeva verso l’ammasso di ossa e rovine che era Lebethia c’erano gli avvoltoi in cielo, ansiosi di mettere le grinfie su quel ricco banchetto ambulante.
Né eroi né rapaci sapevano che sulla collina, Azaroth-al-Abel li osservava, commentando con un misterioso interlocutore.

A questo punto, c’è un salto temporale. Il terzo racconto, Il ritorno dell’Alchimista, avviene diversi anni dopo i primi due racconti e ritroviamo, invecchiati, alcuni dei protagonisti di quelle avventure. Cronologicamente, il racconto si pone successivamente ad altri miei due racconti che compongono il ciclo di Azaroth-Al-Abel: L’Arena La Nave Maledetta, entrambi pubblicati nell’antologia Thanatolia (Watson Edizioni).

La lampada emetteva strane ombre colorate nella stanza. L’alchimista lavorava silenzioso, attento.
«Non esagerare con la Polvere di Ibn Ghazi, apprendista. La Necrotina è una droga di non facile preparazione.»
Il ragazzo sussultò.
«No… no… non è possibile. Maestro, voi siete morto!»
«Eppure sono qui.»
«Dicono che il vostro corpo è… esploso… dopo essere stato trafitto da innumerevoli frecce. Ne parlano tutti i mercanti tornati da Masarat.»
«Eppure sono qui.»
«Non è possibile tornare dalla morte. Questo vale anche per voi, maestro.»
«Per la terza ed ultima volta. Eppure sono qui.»
L’apprendista rimase in silenzio, domandandosi se davanti a lui ci fosse un fantasma, un risorto o semplicemente Bankimul, scampato al torneo di Ghasulgha. Ne riconobbe il corpo ricoperto di tatuaggi blasfemi, simbologie antiche come gli abitanti degli abissi del Mortirreno, quando questi iniziò a spogliarsi per farsi un bagno.

Si conclude un ciclo, ma non il mio ritorno a Thanatolia. Infatti c’è già pronto un racconto lungo che, temporalmente, accade poco tempo dopo Il Ritorno dell’Alchimista e che narra le vicende di una ciurma maledetta di pirati del Mortirreno. Al momento è sulla scrivania di qualche editore in attesa di essere letto. Incrociamo le dita!

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