Al ballo mascherato

Il mio nero manto è intriso
dell’eccitazione del mistero.
Dalle finestre spalancate
luci che si riflettono sull’acqua
torbida e senza fondo
mentre acute note incitano
corteggiamenti e mostruosità.

Il mio viso perde la sua forma
liberando un impavido animale,
un temibile rettile di passioni
e di striscianti desideri.
Presentandomi al banchetto
sento divampare il fuoco in me,
dove, usualmente, è solo terrore.

Nel vortice della danza
mi perdo negli sguardi e nelle forme
mal nascosti da Maschere
e peccaminosi corsetti troppo stretti.
Nella tristezza di un banale
accordo minore
appare lei, mio angelo e demonio.

Folta chioma corvina,
scende lungo le nude spalle innocenti.
Il rosso della Maschera
intonato alle labbra socchiuse
mi attira a sé come un in un sogno.
Occhi luminosi e feroci
bruciano il mio petto palpitante.

Le dolci note della sua voce
sono come un vento gelido
a raffreddare il mio desiderio.
I suoi gentili modi
mi accompagnano di nuovo
al di là della mia Maschera
dove ritrovo me stesso.

Passa un ballo, ne passano decine
e la mia mano è salda nella presa.
Le nostre voci, come in un pentagramma,
intrecciano discorsi e risa.
Equilibrista, tra carne e spirito,
tra Maschera e realtà,
mentre fuori appare, improvvisa, un’alba di paura.

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